3 dicembre 2022
Aggiornato 06:00
Automotive

Stellantis, aumento dei prezzi spinge ricavi e compensa calo vendite: mancano i chip

Il cfo Palmer: «Guidance mantenuta, condizioni sfavorevoli su approvvigionamenti e inflazione». Pesa la crisi dei chip, stime riviste su mercato Nord America e Europa

Stellantis, aumento dei prezzi spinge ricavi e compensa calo vendite: mancano i chip
Stellantis, aumento dei prezzi spinge ricavi e compensa calo vendite: mancano i chip Foto: Ufficio Stampa

Stellantis chiude il primo trimestre 2022 con ricavi in aumento a 41,5 miliardi di euro (+12%) e conferma gli obiettivi per l'intero anno, nonostante un calo delle consegne del 12% a 1,37 milioni di vetture per la crisi dei chip che ha colpito soprattutto l'Europa.

Il calo delle vendite e l'aumento dei costi, in particolare delle materie prime (+50% pari al 3-3,5% dei ricavi, rispetto alle stime precedenti di 4 miliardi) è stato compensato da un aumento dei prezzi, che ha avuto un impatto positivo pari al 7% dei ricavi e da un miglioramento dell'efficienza operativa. «Riusciremo a gestire l'aumento dell'inflazione e dei prezzi delle materie prime agendo su pricing, sinergie e riduzione dei costi», ha detto il direttore finanziario Richard Palmer, durante la presentazione dei conti.

Sul fronte delle forniture, in particolare semiconduttori, la visibilità resta limitata, ma la situazione potrebbe «migliorare nel terzo trimestre». L'impatto più marcato della mancanza di chip si è avuto in Europa dove il gruppo ha registrato un calo delle consegne del 24% a 622mila unità e dei ricavi del 9% a 14,6 miliardi. Una flessione che ha portato a un taglio delle stime per l'intero anno per il mercato Enlarged Europe: da una crescita del 3% a un calo del 2%. «Il portafoglio ordini rimane molto forte. La preoccupazione è più sulle forniture che sulla domanda. In Europa le scorte sono su livelli molto bassi e la quota di mercato è buona. Siamo fra i brand più profittevoli con un margine del 10%, ma è chiaro che vogliamo più volumi. Lavoreremo sul lancio dei nuovi prodotti».

A trainare le performance sono gli Stati Uniti, dove il gruppo ha generato la metà dei ricavi trimestrali: 20,7 miliardi (+30%). In crescita anche la quota di mercato di 30 punti base all'11,7% e le consegne del 6% a 480mila unità. «Siamo molto soddisfatti degli Stati Uniti. I brand stanno andando bene, in particolare Jeep, e possiamo crescere ancora. Ma la quota di mercato non è la nostra priorità, puntiamo su profittabilità e cash flow», ha detto Palmer.

Con l'aumento del costo del denaro, però, il quadro macro sta peggiorando anche negli Stati Uniti: per questo il gruppo ha ridotto le stime di crescita del mercato per l'intero anno da +3% a stabile. Confermate invece le stime per gli altri mercati: l'area Medio Oriente e Africa (-4% consegne I trim. a 670mila unità, +7% ricavi a 1,4 mld) resta stabile, come la Cina, mentre l'India è attesa in crescita del 5% (-7% consegne I trim. nei 2 mercati più Asia Pacifico a 270mila unità, +8% ricavi a 934 mln) e il Sud America del 3% (-8% consegne nei primi tre mesi a 174mila unità, +40% ricavi a 2,95 mld).

Durante la conference call è stato affrontato anche il tema della divisione del business delle auto elettriche da quello delle auto tradizionali. «Non vedo grandi benefici. Per finanziare gli investimenti nell'elettrificazione è meglio tenere i business uniti: la generazione di cassa delle auto tradizionali serve anche per sviluppare l'elettrico».