7 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Ospite della Pontificia accademia delle scienze sociali

«Lectio» di Montezemolo sul dopo crisi in Vaticano

«E' in questi momenti che si vede il coraggio e la lungimiranza di una classe dirigente. Ho vinto mondiali di F1, ma il premio migliore per qualità lavoro»

CITTÀ DEL VATICANO - Parla di crisi ma guarda al dopo-crisi, sottolinea la «lungimiranza» che le classi dirigenti devono dimostrare in questo frangente, auspica un fisco più equo, presenta la sua Ferrari come un modello di responsabilità sociale d'impresa, Luca Cordero di Montezemolo, ospite stamane della Pontificia accademia delle scienze sociali.

Nell'elegante quadro della casina Pio IV, un edificio cinquecentesco in mezzo ai giardini vaticani, Montezemolo è intervenuto alla sessione plenaria di questo organismo consultivo della Santa Sede. L'accademia pontificia - una sorta di 'think tank' del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace - ha rivolto la sua attenzione, quest'anno, al tema 'Crisi in una economia globale. Riprogrammare il viaggio'. Nei giorni scorsi sono già intervenuti, tra gli altri, il presidente della Banca d'Italia Mario Draghi, il vice-presidente della Banca centrale europea, il greco Lucas Papademos, il filosofo cattolico 'teocon' Michael Novak, l'economista bolognese Stefano Zamagni, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. A fare gli onori di casa, oltre al cancelliere e alla presidente della accademia pontificia, mons. Marcelo Sanchez Sorondo e Mary Ann Glendon, sono stati il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson e il salesiano Mario Toso, presidente e segretario del dicastero vaticano che si occupa di Giustizia e pace.

Montezemolo - conosciuto in Vaticano anche per essere il nipote del cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo - ha portato la testimonianza di come l'industria automobilistica sta 'riprogrammando il viaggio' dopo la crisi. L'ex presidente della Fiat ha individuato l'origine della crisi nella «ingordigia e avarizia delle banche, e in particolare della banche d'affari americane». Ha toccato il tema della tasse italiane, auspicando un fisco più equo e minore evasione «anche con scelte coraggiose». Tampinato dall'ex presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer (quello che non voleva l'Italia nell'euro e gli altri paesi del «club Med» per l'eccessivo debito pubblico), ha precisato che «non siamo in condizioni di abbassare le tasse, siamo però in condizione di farle pagare a tutti». Se molti parlano di un suo futuro in politica, Montezemolo non vuole parlarne. «Basta, ne abbiamo già parlato fin troppo», spiega ai giornalisti presenti.

La crisi, spiega Montezemolo, «paradossalmente ha portato una straordinaria trasformazione dell'industria». D'altronde, ha sottolineato, «è nei momenti di crisi che si vede il coraggio e la lungimiranza di una classe dirigente». E da capo-azienda, ha sottolineato che «oggi la responsabilità di un imprenditore è verso il più grande patrimonio che egli abbia, cioè le donne e gli uomini che lavorano in azienda. In momenti in cui la trasformazione dell'industria e la crisi portano purtroppo ad aumentare la disoccupazione, sono importanti gli ammortizzatori sociali ed è importante che il paese sostenga la trasformazione delle aziende». Con orgoglio, Montezemolo ha ricordato un sondaggio di Financial Times che, nel 2007, ha indicato la Ferrari come «the best place to work». «Ho vinto vari mondiale di Formula uno - ha detto sorridendo ai monsignori e agli accademici pontifici - ma questo è stato il premio di maggior soddisfazione».

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