3 aprile 2020
Aggiornato 23:30
Associazione regionale produttori cereali

Coldiretti Cremona: quotazioni cereali sono sotto i costi di produzione

«A questi prezzi i campi resteranno incolti»

CREMONA - Dopo alcune settimane in cui le quotazioni dei cereali avevano dato lievi segnali di ripresa sui mercati sia nazionale che internazionale, in questi giorni invece rileviamo un ridimensionamento del livello dei prezzi raggiunti, con quotazioni ancora in ribasso ed un mercato che registra scarsità di richiesta di cereali, a fronte di una buona offerta degli stessi.
A rendere ancora più pensante il mercato è la contemporanea raccolta di mais che sta avvenendo in questo periodo in Ungheria e in altri Paesi dell’est Europa, dai quali giungono nel nostro Paese notevoli quantità di prodotto, in alcuni casi addirittura come granella verde pronta per essere essiccata.

Le quotazioni medie di quest’anno sono inferiori di oltre il 35-40% rispetto a quelle registrate nello stesso periodo dello scorso anno, sia per i cereali a paglia (frumento duro e tenero, orzo,…) sia per il mais. I motivi di questa drastica diminuzione che sta mettendo in ginocchio le imprese cerealicole sono diversi e vanno dai buoni raccolti fatti sia nella scorsa campagna che nella presente a livello mondiale, ad una globalizzazione sempre più spinta dei mercati, e, restando in ambito comunitario, anche al cambiamento della Politica agricola comune, dove si è passati da un sostegno dei prezzi ad un sostegno del reddito degli agricoltori, senza però prevedere particolari misure atte a stabilizzare e rendere meno fluttuanti i prezzi.

«Coltivare cereali al di sotto dei costi di produzione è prima di tutto inconcepibile e insostenibile per un imprenditore – sottolinea Arnaldo Freri, imprenditore agricolo di Coldiretti Cremona e Presidente dell’Associazione regionale produttori cereali e semi oleosi della Lombardia –. Già lo scorso anno abbiamo registrato un bilancio assai magro e quest’anno, complice non solo l’andamento di mercato con prezzi talmente bassi che sfiorano il livello di intervento UE, ma anche a causa delle persistenti piogge primaverili e della diabrotica che hanno soprattutto in talune zone fortemente ridotto la produttività dei terreni, i redditi delle imprese cerealicole saranno fortemente in rosso. Proprio per questo è opinione diffusa che i terreni marginali e meno produttivi rimarranno incolti e in taluni casi anche quelli maggiormente produttivi, se persisterà questa situazione di livello di prezzi troppo bassi, non saranno seminati».

«E’ impensabile che la Commissione Europea non possa prendere in considerazione, di fronte a questa perdurante crisi dei prezzi dei cereali, di intervenire con decisioni importanti a tutela delle imprese cerealicole. Si consideri che una forte riduzione delle semine e dunque dei futuri raccolti potrebbe avere un effetto boomerang sul livello dei prezzi dei cereali stessi, con la conseguenza di mettere in ginocchio la zootecnia sia da latte che da carne, portando ad un effetto domino sui prezzi dei prodotti alimentari e quindi scatenando un incremento degli stessi a scapito dei consumatori – evidenzia Pietro Scolari, Segretario dell’Associazione –. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, la funzione di tutela dell’ambiente che ha il lavoro dei nostri agricoltori e dei nostri cerealicoltori: non effettuare le minime pratiche agricole per contenere i costi potrebbe avere anche degli effetti negativi sull’ambiente che ci circonda e dunque sulla qualità della vita dell’intera collettività».

«Da alcuni giorni l’Unione Europea ha aperto l’intervento per quanto riguarda l’orzo e sono stati offerti già oltre 1.200.000 tonnellate di prodotto sia da parte della Germania che da parte della Francia, in quanto il prezzo medio di 90-92 euro/tonnellata quotato in questi Paesi è al di sotto del prezzo di intervento – prosegue Scolari –. Ritengo sia necessario rivedere completamente la politica di gestione a livello nazionale della produzione, dello stoccaggio e della vendita dei cereali. Occorre una gestione integrata, con una concentrazione dell’offerta ed una gestione della stessa: partendo da questa convinzione è nato il progetto di coinvolgere i Consorzi Agrari, dando vita ad una vera e propria holding degli agricoltori, che diventi rappresentanza di filiera, con l’obiettivo di dare all’agricoltura un forte potere contrattuale, tale da garantire all’agricoltore quel ritorno economico che negli ultimi decenni altri soggetti all’interno della filiera si sono accaparrati».

«Un’altra proposta che si potrebbe portare avanti – aggiunge l’Associazione dei Cerealicoltori – sono i contratti di conferimento con un prezzo stabilito prima della semina. Questo garantirebbe un equo reddito all’impresa cerealicola e porterebbe a diversi vantaggi, quali una stabilizzazione dei prezzi di mercato dei cereali, una garanzia sulla quantità e sulla qualità prodotte, una certezza per le imprese zootecniche di potersi approvvigionare di cereali senza timore di scarsità degli stessi e con prezzi chiari e non soggetti a speculazioni. Il tutto rappresenterebbe un vantaggio anche per il cittadino-consumatore, poiché l’assenza di incognite e di speculazioni lungo la filiera si tradurrebbe in prezzi stabili dei prodotti alimentari al dettaglio».

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