22 settembre 2019
Aggiornato 01:00
La crisi e le vacanze

Nonni in ferie coi nipotini? Milanesi risparmiano 100 mln

Il 48,4% delle famiglie ricorre ai parenti per accudire i bambini

MILANO - I nonni in vacanza coi nipotini? Per le famiglie milanesi si traduce in un risparmio di circa 100 milioni di euro, eliminando il costo per baby-sitter e domestiche. Il dato emerge da una elaborazione della Camera di Commercio di Milano.

Per molti piccoli milanesi le vacanze sono già cominciate o partono proprio in questi giorni: in totale sono circa 160mila, hanno meno di 14 anni e, in attesa delle vacanze coi genitori in agosto, grazie all'aiuto dei nonni vanno al mare o in vacanza mentre i genitori fanno i pendolari e li raggiungono durante il week-end. L'aiuto dei nonni per le famiglie si traduce in un risparmio di circa 100 milioni di euro, considerando la tariffa per badanti e baby sitter.

In generale, rileva la Camera di Commercio di Milano, l'impegno dei nonni in città come baby sitter e nell'aiuto alle pulizie di casa o in cucina porta ogni anno un risparmio di circa un miliardo alle famiglie milanesi. Tanto sarebbe necessario per stipendiare altrettante colf e badanti per ogni bambino. A Milano città il 48,4% delle famiglie con bambini piccoli ricorre alla rete parentale (soprattutto nonni) per accudirli, il 36,5% in provincia, il 37,9%, in Lombardia. Il 22,7% delle famiglie lombarde e il 32,3% di quelle di Milano ricorre, inoltre, alle baby-sitter.

E intanto crescono a Milano le imprese che si dedicano all'1assistenza sociale: sono 686 (+8% tra 2008 e 2009, pari a circa 50 imprese in più). Un aumento pi alto rispetto alla media lombarda (+7,2%) e italiana (+7,7%). «Se le tendenze sociali e demografiche continueranno, nel prossimo futuro facile prevedere che la domanda di servizi di cura e di aiuto aumenterà ulteriormente», ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano. «Il settore dei servizi sociali appare tuttavia ancora fortemente limitato dal costo delle prestazioni e dunque dal reddito disponibile alle famiglie. In questo modo si penalizza il ceto medio con un reddito troppo elevato per poter accedere ai servizi pubblici di assistenza domiciliare, ma allo stesso tempo in difficoltà per potersi avvalere di servizi privati di assistenza».