23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30

FIAT gioca le ultime mosse per chiudere con Chrysler

Marchionne ancora negli Usa. Summers: «Si lavora a esito positivo»

Pochi giorni per Chrysler per arrivare a un accordo con Fiat. Si lavora «con energia» ai negoziati come ha detto il consigliere economico di Barak Obama, auspicando una chiusura positiva delle trattative per la quale l'amministrazione Usa farà «la propria parte». Ma restano solo pochissimi giorni perché l'azienda di Detroit trovi un accordo con il sindacato statunitense della Uaw, che potrebbe arrivare, dopo il via libera del sindacato canadese e soprattutto per un'intesa con le banche. L'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, è ancora negli Stati Uniti e i gruppi di lavoro stanno tessendo la tela di un eventuale accordo senza sosta. Senza l'intesa non potranno partire i 6 miliardi di finanziamento pubblico che potrebbero evitare a Chrysler il Chapter 11, la procedura fallimentare.

«Faremo di certo la nostra parte per sostenere un negoziato di successo», ha detto ieri il consigliere di Obama, Larry Summers, su Fox News Sunday. Tuttavia l'azienda deve mettere a punto una nuova struttura per operare sul lungo termine e non può pensare di andare avanti sempre con denaro pubblico: «ma d'altra parte il presidente ha chiarito - ha aggiunto Summers - e io credo che molti americani condividano questa visione, che bisogna essere responsabili, ci deve essere una responsabilità e non si può avere una situazione in cui le compagnie vanno avanti in maniera permanente con denaro pubblico», ha detto Summers. «Questa è la ragione - ha aggiunto il consigliere del presidente - per cui Obama ha chiarito che c'è bisogno di una nuova struttura in cui Chrysler possa operare che renderebbe le passività a lungo termine possibili».

Summers non si è sbilanciato su un'eventuale bancarotta della Chrysler e sull'impatto che avrebbe sull'economia. Del resto una bancarotta non sempre vuol dire pura e semplice liquidazione dell'azienda ma anche un cambiamento giuridico che la protegge e le permette di andare avanti con più efficienza. E tuttavia «noi speriamo - ha aggiunto - che i negoziati che vanno avanti con grande energia, si concludano con successo. Ma non si sa mai, come in ogni negoziato, fino alla fine. Ci sono alcune questioni che sono state definite, altre che restano da chiarire ma c'è l'interesse di ognuno a che questi negoziati abbiano successo e speriamo che sia così».

Uno dei nodi principali della questione restano le banche creditrici: la task force governativa guidata da Steve Ratter ha il compito di convincere le banche, Jp Morgan, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs, a una maggiore flessibilità nei rimborsi. Le banche hanno fatto sapere di poter accettare un taglio del 46% dei loro crediti (riducendoli da 6,9 a 3,75 mld di dollari), rinunciando anche alla quota cash di Fiat in Chrysler ma chiedono di potere avere anche un 40% nella nuova società, contro un 20% che inizialmente andrebbe all'azienda italiana, una delle condizioni cui Torino non intenderebbe rinunciare. Il tempo stringe e a Detroit mancano solo pochissimi giorni per chiudere: o Chrysler trova un accordo con la Fiat o saranno avviate le procedure di fallimento.