11 luglio 2020
Aggiornato 00:00
Lavoro

Fammoni: «Sotto slogan ‘semplificare deregolando’ governo smantella diritti importanti»

Lo ha affermato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni oggi al Cnel, concludendo i lavori del convegno “La controriforma del processo e del diritto del lavoro. A proposito del disegno di legge 1441- quater”

«Sotto lo slogan ‘semplificare deregolando’ il governo nasconde la volontà di smantellare diritti importanti, a partire da quelli del lavoro». Lo ha affermato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni oggi al Cnel, concludendo i lavori del convegno «La controriforma del processo e del diritto del lavoro. A proposito del disegno di legge 1441- quater», organizzato dalla ‘Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale’ e dalla consulta giuridica della Cgil.

«Si è partiti in estate deregolamentando le forme di lavoro, intervenendo sugli appalti, il sommerso, i precari con cause in corso e i precari della pubblica amministrazione, con un particolare accanimento verso chi è meno in grado di far valere i propri diritti - ha sottolineato il segretario confederale della Cgil - e si continua con le norme sullo sciopero e sul processo del lavoro. Il tutto connesso con le strategie sul futuro del modello sociale previste nel Libro Verde, mentre, in questa fase di grave crisi produttiva, sono totalmente assenti norme a favore del lavoro». Tutti interventi che, secondo Fammoni, rispondono ad una sola logica: «liberare le imprese da vincoli e da obblighi di coesione sociale».

E anche le scelte sul processo del lavoro vanno in questo senso. Per il dirigente sindacale «si utilizza, infatti, una via meno diretta ma sicuramente efficace per tentare di depotenziare gli effetti della tutela sul licenziamento, inserendo nella legislazione il principio per i giudici di limitarsi a verifiche formali degli atti. Si scoraggiano a ricorrere in giudizio i tanti lavoratori precari in attesa di un possibile rinnovo del loro contratto con la norma che prevede la nullità dell’impugnativa entro 4 mesi. E il bersaglio principale diventano le norme su una certificazione individuale per tentare di vincolare l’orientamento del giudice». Una scelta, secondo Fammoni: «non legittima e impugnabile, da contrastare per via giudiziaria e con la contrattazione».