21 ottobre 2020
Aggiornato 09:30
Stati Uniti

L'assassino di John Lennon chiede scusa a Yoko Ono

Mark David Chapman ha chiesto scusa alla vedova in occasione dell'undicesima udienza per la concessione della libertà vigilata, tenutasi il mese scorso senza che i giudici abbiano concesso la scarcerazione

L'assassino di John Lennon chiede scusa a Yoko Ono
L'assassino di John Lennon chiede scusa a Yoko Ono ANSA

«L'ho fatto solo per la gloria, meritavo la condanna a morte»: Mark David Chapman, l'assassino di John Lennon, ha chiesto scusa alla vedova Yoko Ono in occasione dell'undicesima udienza per la concessione della libertà vigilata, tenutasi il mese scorso senza che i giudici abbiano concesso la scarcerazione.

«Non ho scuse, l'ho fatto per gloria personale, è stato un atto di estremo egoismo: cerdo che fare qualcosa a una persona innocente sia il crimine peggiore possibile. Era estremamente famoso, non l'ho ucciso per il suo carattere o per l'uono che era: era un padre di famiglia, un'icona», ha dichiarato Chapman.

Ex tossicodipendente e per un certo tempo ricoverato in una struttura per malati mentali per il suo comportamento antisociale (modellato su quello del «giovane Holden», per sua stessa ammissione), Chapman aveva sviluppato un'ossessione per i Beatles e in particolare per lo stesso John Lennon, fino al punto di sposare una donna di origine giapponese.

Il movente religioso

Subito dopo il suo arresto e nel corso degli anni Chapman aveva tuttavia affermato che principale movente del gesto fu la sua religiosità estrema. Chapman citò infatti la famosa intervista del 1966 (off the record ma ugualmente pubblicata) con Maureen Cleave nella quale Lennon affermava che i Beatles erano «più popolari di Gesù Cristo»: non poche comunità della Bible Belt americana reagirono bruciando dischi dei Fab Four, tanto da spingere i promoter ad annullare diverse date dell'ultimo tour della loro carriera live.

Arrestato senza opporre resistenza, venne condannato per omicidio di secondo grado a una pena compresa fra i 20 anni di carcere e l'ergastolo: per questo dal 2000 a oggi, ogni due anni come previsto dalla legge, è comparso davanti al Board che ha fino ad ora sempre rifiutato di concedergli la libertà vigilata, anche per la decisa opposizione di Yoko Ono.

L'omicidio spinse tutti gli altri ex Beatle a limitare al massimo per alcuni anni le loro apparizioni in pubblico: in particolare, George Harrison si rifugiò nella sua villa-studio di Henley-on-Thames dove nonostante i sistemi di sorveglianza e sicurezza nel 1999 venne aggredito e accoltellato da uno squilibrato, Michael Abrams; accusato di tentato omicidio, Abrams vene dichiarato infermo di mente e ricoverato in una clinica, da dove è stato rilasciato nel 2002.