22 ottobre 2020
Aggiornato 05:00
Musica italiana

Giorgia: «Da bambina mi vergognavo a cantare»

La cantante si racconta ai microfoni di InBlu Radio a “Rai Libera Tutti” in una puntata trasmessa dal Bambino Gesù di Roma: «Poi ho capito che la mia voce era un grande strumento»

Giorgia durante un concerto
Giorgia durante un concerto ANSA

«Quando fai i dischi, ti buttano nella mischia, lì ti fanno fare cose di per sé anche belle, ma tu ti chiedi 'dove sono, cosa faccio, dov'è quella ragazzina che cantava in casa? Dov'è quella scintilla che ti spinge?». Allora quella parte l'ho dovuta proteggere da tante cose che non erano belle e ho fatto un lavoro al contrario, cercando di recuperare quella parte sana, istintiva e ritrovare la naturalezza». Lo ha detto la cantante Giorgia ospite di «Radio Libera Tutti» il programma di InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della CEI, trasmesso dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Giorgia dialoga con alcuni giovani pazienti reduci da trapianti e patologie croniche che li costringono a lunghi ricoveri. Proprio durante queste lunghe degenze hanno scoperto la musica come strumento per affrontare le loro sfide. «E poi», «Di sole d'azzurro», «Quando una stella muore» e «Sweet Home Alabama» sono i brani cantati insieme ai tantissimi ragazzi presenti.

«Mi vergognavo soprattutto di mio padre»

«Appena uscivano i miei di casa - ha raccontato Giorgia a InBlu Radio - cominciavo a cantare, perché non mi volevo far sentire, mi vergognavo soprattutto di mio padre. Mi trovavo i testi delle canzoni sui giornali (non c'era internet) e mi cantavo quello che mi piaceva. Mi emozionavo, ero felice e mi andava bene così. Poi, crescendo, qualcuno ha fatto la spia, ha detto a mio padre 'tua figlia mi sa che canta' e piano piano ho capito che la mia voce era uno strumento, avevo un punto di partenza, avevo un dono di cui non ero responsabile e forse anche indegna. Successivamente ho capito che la voce è un grande mezzo di conoscenza di sé e quindi. prima ho attraversato la fase dello studio e della tecnica, però era tutto molto meccanico, razionale, non c'era la parte dell'anima».