1 settembre 2025
Aggiornato 01:00
Ricerca sul cancro

Cancro ovarico: ora è possibile invertire la resistenza alla chemioterapia

Le cellule T sembrano essere alla base dell’inversione della chemioresistenza

Cancro ovarico e chemioresistenza
Cancro ovarico e chemioresistenza Foto: Shutterstock

MICHIGAN - Viene considerato il sesto tumore più comune nella donna. Non solo colpisce cinquemila persone ogni anno, ma ha un tasso di mortalità decisamente alto. Il motivo è che molto spesso è asintomatico e se non si agisce tempestivamente il danno potrebbe diventare irreversibile. Attualmente pare che solo con la chemioterapia – eseguita al primissimo stadio - si possano ottenere risultati mediocri. Tuttavia questa tecnica può anche sviluppare la cosiddetta ‘chemioresistenza’. Ma alcuni ricercatori statunitensi sembrano aver trovato il modo per aggirare il problema.

Più cellule immunitarie, meno chemioresistenza
Per ovviare al problema della chemioresistenza i ricercatori dell’Università di Michigan hanno scoperto che la soluzione è aumentare le cellule T del sistema immunitario. Tutto ciò ribalta le concezioni della chemioresistenza e la possibilità di sfruttare l’immunoterapia per dire addio al cancro ovarico. «Il cancro ovarico è spesso diagnosticato in stadi molto avanzati – spiega J. Rebecca Liu, principale autrice dello studio – e la chemioterapia è una parte fondamentale del trattamento. La maggior parte dei pazienti rispondono alla terapia in un primo momento, ma in tutti si sviluppa chemioresistenza. E in questo caso il cancro ovarico diventa mortale. In passato, abbiamo pensato che la resistenza venisse causata da mutazioni genetiche nelle cellule tumorali. Ma abbiamo scoperto che la storia non finisce qui».

Lo studio in dettaglio
Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno condotto esami su campioni di tessuto prelevato da pazienti affetti da cancro ovarico. Hanno poi suddiviso tutte le cellule al fine di comprendere appieno qual è il tipo di microambiente che si sviluppa nel tumore. Lo studio, eseguito su modello animale, ha messo in evidenza come i fibroblasti possano essere alla base della soluzione all’enigma chemioresistenza. Il cancro ovarico oggi viene trattato con cisplatino, un chemioterapico derivante dal platino. I fibroblasti hanno proprio la peculiarità di bloccare il platino, evitandone l’accumulo di platino nel tumore.