20 agosto 2022
Aggiornato 01:00
Degustazioni

Le Montrachet, il vino bianco più prezioso e più costoso del pianeta Terra

La Divina Collina domina i comuni di Chassagne Montrachet e di Puligny Montrachet, dove nascono i vini più puri e più rari da uve chardonnay

Le Montrachet, il vino bianco più prezioso e più costoso del pianeta Terra
Le Montrachet, il vino bianco più prezioso e più costoso del pianeta Terra Foto: ANSA

PULIGNY MONTRACHET - Ci abitano 433 persone a Puligny, qualcuno in più che a Chassagne Montrachet. Sono quindi meno di 1000 persone al mondo quelle che posso vantarsi di vivere all'ombra dei vigneti di chardonnay più prestigiosi del mondo.

GRAND CRU - Definizione storica, che affonda le sue radici nella tradizione e nella sapienza dei Monaci Cistercensi, che qui, in Cote d'Or, già mille anni fa individuarono e definirono -separandole con muretti a secco- quali fossero le migliori parcelle di terreno, quelle che meglio si fondevano con il vitigno principe della parte bassa della Cote d'Or, quella che si chiama Cote de Beaune, il regno mondiale dello Chardonnay.

DUE COMUNI, 5 GRAND CRU - La sensibilità e la percezione di quei saggi uomini di terra e di spirito li spinse a definire cinque diversi «terroir», da dove provenivano cinque diversi grandi vini, che condividono tutt'oggi i 32 ettari così divisi e denominati : Chevalier Montrachet (7ha), Batard Montrachet (12 ha), Bienvenues Batard Montrachet (3,5 ha), Criots Batard Montrachet (1,5 ha) ed infine, centrale a tutto: Le Montrachet, circa 8 ha

IL CAVALIERE ED IL BASTARDO - Si narra che il proprietario di questi terreni, si trovò al termine della sua vita a definire l'eredità per successione, e siccome aveva un figlio legittimo e l'altro no, decise comunque di dare ad entrambi una quota di terreni. Ma il nome, annusando e assaggiando i vini provenienti dalle due denominazioni, in un certo senso seguirono il corso della storia, così fine, etereo ed elegante il Cavaliere, così tosto, solido e compatto il Bastardo.

I PRODUTTORI - Quando -raramente- accade che qualche metro quadro di queste vigne cambi di proprietà, la notizia esce a nove colonne sui giornali locali, perché è come spostare capitali di prima evidenza in Borsa valori, ma una certa continuità nella storia di questi vini porta alla conclusione che nelle dita delle mani ci possano stare le dieci etichette, nel senso del nome del produttore, che hanno fatto la storia passata e recente di questi vini: Ramonet, Sauzet, Domaine de La Romanée Conti, Comtes Lafon, Domaine Leflaive, Domaine LeRoy, Bouchard Pere et Fils, Jadot, Jacques Prieur, Carillon ... e pochi altri, dovendo per una volta sommare «vignerons» e «negociants», tanto è raro e ricercata una parcella da coltivare e vinificare, o semplicemente vinificare comprando uve o mosti fermentati da altri.

IL CONFRONTO - L'ideale sarebbe trovare i cinque grand cru della medesima annata e del medesimo produttore, ma questo non è possibile, perché ufficialmente nessuno etichetta i cinque grand cru. Tra i pochi produttori che etichettano quattro dei cinque grand cru c'è il Domaine Leflaive, e questa sarebbe la degustazione ideale per comprendere del perché delle divisioni territoriali, tanto saranno distinguibili i quattro vini.

QUESTIONE DI STILI - Inoltre, il paragone tra vini provenienti dai diversi Grand Cru subiscono -oltre che i capricci del clima- anche la maniera di lavorare in vigna ed in cantina da parte dei produttori. Una raccolta troppo anticipata, una raccolta ritardata, una coltivazione biologica o fatta con trattamenti chimici, e poi le diraspature, le temperature di fermentazione, l'affinamento in legno ... e mille altre variabili possono farci arrivare nel bicchiere un grande vino o una schifezza, che, ahinoi, comunque pagata a caro prezzo, perché nessun flacone di Montrachet Grand Cru si trova a meno di 300 euro, e anche gli altri quattro scudieri se la giocano comunque sempre e solo sopra ai 150.

LE RARITÀ E IL LORO PREZZO - Alcuni di questi vini sono prodotti in un numero di bottiglie talmente scarso che il prezzo di mercato sfugge ad ogni logica ed ad ogni buon senso una volta che la bottiglia sarà uscita dalla cantina, e così i Montrachet del Domaine Leflaive, del Domaine Comtes Lafon, di Ramonet, della Romanée Conti e del Domaine D'Auvenay varcano facilmente la soglia dei 1000 euro per le migliori annate.

LA DEGUSTAZIONE - In questo caso avevamo al tavolo tutti e cinque i Grand Cru, ovviamente di diversi produttori, delle annate 2006, 2007, 2008, 2009, che per questi vini sono state annate mediamente buone, anche se bevute a questo stato di evoluzione non ancora al pieno della loro espressività, apice che si raggiungerà nel prossimo decennio, ma che già ora a ristabilito un certo ordine gerarchico a favore -innanzitutto- del produttore, perché in realtà, una volta codificata ogni origine di un vino, il vino stesso lo fa l'uomo, ed è lui a imporgli il proprio stile e il proprio carattere, quindi molti complimenti a produttori come Ramonet, Carillon, LeRoy D'Auvenay e una lacrima per il meraviglioso ricamo enologico rappresentato dal Bienvenues Batard Montrachet 2009 di Louis Carillon. L'ultimo vino imbottigliato con questa etichetta, per via di una ricaduta di eredità che ha diviso la proprietà, aprendo quindi un'altra storia da raccontare.