7 marzo 2021
Aggiornato 04:30
Formula E

Mortara al Diario Motori: «Sono italiano, ma tifo per Hamilton»

È un pilota tricolore, ma difende i colori della Mercedes. Edoardo si confessa ai nostri microfoni alla vigilia del suo ePrix di casa, a Roma, in Formula E

ROMAEdoardo Mortara, sei mezzo svizzero e mezzo italiano, quindi per la prima volta in Formula E ti ritroverai a correre davanti al tuo pubblico, questo weekend nell'ePrix di Roma. Che emozioni prove?
È molto particolare. Per la prima volta la Formula E viene a correre a Roma e questo mi fa molto piacere. E poi vedo che la città ha fatto parecchi sforzi per realizzare una pista che sembra bellissima.

L'hai provata al simulatore, immagino.
Sì, si fa sempre un po' di preparazione.

Come ti è sembrato?
Impegnativo, bello, con parecchie curve, credo siano ventuno. Abbastanza lungo. Non vedo l'ora di andare in pista.

Anche il pubblico italiano ha risposto alla grande, i biglietti sono andati tutti esauriti in pochi giorni.
Fa sempre piacere. Sono passato già due o tre volte da Roma nei mesi scorsi e ho visto tanta pubblicità.

I circuiti cittadini per la Formula E sono la normalità, ma ci sono piloti che li amano tantissimo e quelli che invece non li sopportano. Nelson Piquet disse, ad esempio, che correre a Montecarlo è come andare in bici nel salotto di casa. Tu sei uno specialista, ad esempio a Macao hai vinto molte volte in molte categorie diverse. Se ti dovessi chiedere quali sono le doti di guida e di testa che servono per andar forte?
In realtà in Formula E abbiamo dei circuiti cittadini un po' particolare. Di solito il limite è il muro, mentre qui mettono dei cordoli: è una via di mezzo tra una pista stradale e una normale.

Somigliano un po' a quelli americani?
Sì, può essere. Non è una cosa che apprezzo molto.

A te piace fare la barba ai muretti.
Esatto. Per rispondere alla tua domanda, per andar forte nei circuiti cittadini bisogna essere precisi, saper gestire i rischi che si vogliono prendere.

Quindi serve coraggio, oltre che precisione. Sicuramente in qualifica, immagino.
Direi sempre. Chi va più forte è chi sfiora di più i muri. Abbastanza semplice...

Da dire, ma non da fare!
A volte vai anche a toccare i muri...

Quanti giri ci metti a trovare il limite al millimetro?
Io ci riesco abbastanza in fretta. A volte anche troppo, vado anche a sbattere. Devi saper giudicare bene le dimensioni del tuo veicolo e le distanze.

Questo primo approccio con la Formula E com'è stato?
La macchina rimane una Formula, abbastanza pesante. Le gomme sono simili a quelle stradali, non c'è tanta aderenza. Sotto quell'aspetto non è stato tanto difficile. Ma tutta la parte elettrica, la gestione dell'energia, è veramente complicata da capire.

Devi essere pilota, ma anche un po' ingegnere, usare molta strategia.
Sicuramente. Ma è un aspetto che mi piace, perché ti permette di fare la differenza con gli altri. Se consumi meno e sei più intelligente degli altri nelle prime fasi di gara, poi riesci ad avere un po' più di energia sul finale e a superarli abbastanza facilmente.

A che percentuale sei del tuo apprendimento in Formula E?
Uno per cento! C'è veramente tanto da capire e da scoprire. Abbiamo avuto due weekend di gara eccezionali all'inizio e gli ultimi tre o quattro che sono stati molto difficili. Con condizioni sempre diverse e, ogni volta, costretti ad adattarci e a capire cosa funzionava e cosa no. Sono solo all'inizio.

Questa sembra un po' una regola generale, perché i risultati di tutti i team e dei piloti cambiano molto di gara in gara.
Assolutamente. Anche piloti che corrono qui da tanto tempo fanno fatica. Questo dimostra che l'esperienza non basta.

Anche perché c'è solo un giorno a disposizione.
Il tempo passa in fretta. Arrivi alla mattina verso le otto per le prime prove libere e la gara finisce alle quattro. Senza respiro, non hai tempo per capire cosa hai azzeccato e cosa hai sbagliato. E poi con un livello di piloti e di team altissimo.

All'inizio c'era un po' di scetticismo verso questo campionato, ma gradualmente sta convincendo tutti. Tu come lo vedi per la tua carriera?
Un'opportunità bellissima. Un campionato che ha un grande futuro, ci sono tanti piloti ex Formula 1 e anche ingegneri che ci hanno lavorato. Il livello è altissimo.

Tu in Formula 1 non ci sei mai arrivato, pur avendo un palmares invidiabile nelle categorie inferiori. Perché poi non ti hanno mai dato questa opportunità?
Sinceramente sono contento della mia carriera. Anche quest'anno ho l'opportunità di fare il pilota professionista, che è sempre stato il mio obiettivo. Purtroppo non ci sono arrivato in Formula 1, ma comunque Dtm, Formula E o Gt sono categorie molto interessanti, e che mi permettono anche di crescere.

A proposito di Dtm, in passato sei arrivato vicinissimo a vincere il titolo. Quest'anno cosa ti aspetti?
Purtroppo in quel campionato non si sa mai. Sicuramente per gli appassionati è anche bello, perché non si può mai dire quante chance abbia di vincere ciascun pilota. I primi test ufficiali sono ancora in corso a Hockenheim, e siamo tutti lì. Speriamo di riuscire a preparare bene la prima gara, perché è sempre molto importante, e di riuscire a far qualcosa quest'anno. Ma non si può mai essere sicuri. Ormai è un campionato che disputo da otto anni, ho lottato per il titolo quattro o cinque volte, ma l'anno scorso ho avuto una stagione disastrosa.

Anche per via del passaggio da Audi a Mercedes.
Sicuramente, ma non ci ero abituato. Anche il 2013 era stato un anno terribile, ma di solito ero sempre abbastanza avanti. Ma si cerca di fare del nostro meglio.

Ormai la macchina dovresti averla imparata.
Però ogni anno cambiano le regole e bisogna adattarsi di nuovo. Per la gente è difficile capire quello che sto dicendo, perché pensano che alla fine le macchine siano molto simili, che lo stile di guida sia lo stesso, ma non è così. E i distacchi tra i piloti sono piccolissimi.

E mentalmente, quando scendi da questa macchina e sali su quell'altra, ci metti un attimo a resettare il cervello?
Sicuramente è molto difficile. Quest'anno corro nel Gt, nel Dtm e in Formula E e non è semplice essere competitivo in tutte le categorie. Devi capire come fare ad adattarti al meglio alla macchina. Sicuramente l'esperienza aiuta, ma preferisco correre troppo che non correre.

Da pilota Mercedes, visto che l'anno prossimo la casa di Stoccarda entrerà in Formula E, ti aspetti di essere preso in considerazione?
Non ti so dire. Per il momento mi piacerebbe, ma a dirti la verità non ho seguito bene quello che sta succedendo. Spero di far parte di quel programma, ma non ne sono sicuro: prima devo cercare di far bene sia nel Dtm che in Formula E, di vivere altri weekend come Hong Kong, e poi vedremo.

Per l'ultima domanda smetto i panni del giornalista e cerco di immedesimarmi in chi ti sta guardando. Viene da pensare che tu hai un cuore mezzo italiano, ma sei pilota Mercedes, che in questo momento è la rivale numero uno dei ferraristi. Vivi un po' di contrasto emotivo o sei aziendalista al 100%?
Ti darò una risposta sincera. Anche se sono italiano, come faccio a tifare per la Ferrari quando io sono sempre stato aiutato dalla Audi e dalla Mercedes? Alla fine tifi per quelli che ti aiutano, è giusto o no? Quindi per forza tifo Mercedes, ma non perché io sia anti-ferrarista, perché lavoro per la Mercedes che mi sta dando delle opportunità incredibili. Non ho mai avuto niente a che fare con la Ferrari, quindi tifo Lewis Hamilton e spero che vinca di nuovo il campionato.