11 dicembre 2019
Aggiornato 17:30

Beltramo intervista Ciabatti: «Possiamo giocarcela con Marquez»

Il direttore sportivo della Ducati, dopo l'esaltante 2017, fissa obiettivi ambiziosi per la Rossa di Borgo Panigale: «Essere competitivi sempre e lottare per il titolo»

BOLOGNAPaolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati, siamo all'inizio del 2018, dopo un 2017 che inevitabilmente vi pone dei traguardi piuttosto alti.
Naturalmente. I traguardi erano ambiziosi già l'anno scorso: avevamo dichiarato che la scelta di ingaggiare un pilota come Jorge Lorenzo, con il suo palmares, era motivata dal fatto che ritenevamo di essere pronti per lottare per il titolo mondiale. Poi, in realtà, Jorge ha avuto più difficoltà del previsto, ma abbiamo trovato uno splendido Andrea Dovizioso che è riuscito a sfruttare appieno la sua esperienza con la Ducati e i miglioramenti che avevamo apportato sulla Desmosedici: ha vinto sei gare, fatto altri due podi ed è arrivato a giocarsi il Mondiale fino all'ultima gara. Dopo una stagione del genere, con un Jorge in crescita nelle ultime gare e nei test che abbiamo fatto a novembre a Valencia e Jerez, partiamo con l'obiettivo di provare ad essere competitivi per la vittoria in tutti i Gran Premi e quindi, per forza di cose, essere in lizza per il Mondiale.

L'anno scorso era sorprendente, quest'anno è confortante questo clima così positivo, allegro, sereno.
Come ha detto Claudio Domenicali nel suo discorso, siamo pronti a giocarcela. Poi è chiaro che il favorito è e rimane Marc Marquez: ha vinto quattro campionati del mondo negli ultimi cinque anni, quindi lo è per forza di cose. Noi, però, abbiamo dimostrato di potercela giocare. C'è ancora qualche circuito in cui l'anno scorso abbiamo fatto fatica, ed è proprio su questi circuiti che dovremo riuscire a colmare il distacco per essere competitivi sempre, che è il nostro obiettivo.

Tu vivi dall'alto tutti gli aspetti, tecnici, psicologici, ambientali: ormai si tratta di limature, perché siamo lì.
Il nostro è un campionato ad altissimo livello. Basta poco, magari in alcuni circuiti, per non essere competitivi come si vorrebbe. D'altronde ormai vediamo regolarmente quindici-diciotto piloti in un secondo nelle qualifiche, quindi questo dimostra il livello altissimo della competizione. E, per poter ambire a un titolo mondiale, devi potertela giocare in tutte le gare.

E magari avere anche un filo di fortuna.
Ci vuole sempre. L'anno scorso, ad esempio, credo che l'incidente che ha messo fuori gara Andrea Dovizioso, che era incolpevole, perché è stato Aleix Espargaro a commettere l'errore che lo ha coinvolto, ci abbia tolto dei punti che ci avrebbero fatti arrivare all'ultima gara con un po' più di tranquillità. Detto questo, è anche vero che Marquez ha rotto il motore a Silverstone, e ovviamente non era colpa sua, e questo ha fatto perdere tanti punti anche a lui. Bisogna fare tutto bene, ma ci vuole anche un pizzico di fortuna, perché senza quella non si va da nessuna parte.

Le gomme restano il punto interrogativo più grosso del Motomondiale?
Hanno sicuramente condizionato alcune delle prestazioni, magari dei piloti o delle case hanno fatto più fatica ad adattare le moto in certe condizioni, però credo che ormai Michelin abbia trovato uno standard che funzioni bene su tutti i circuiti, quindi siamo abbastanza tranquilli da questo punto di vista.