19 agosto 2019
Aggiornato 01:30

Minardi: «Troppa pressione in Ferrari? Ne ho parlato a Marchionne»

Dopo il suo editoriale che ha fatto molto discutere, il nostro Gian Carlo torna a parlare della situazione creatasi a Maranello a seguito del disastro di Singapore: «Al presidente ho detto che ha esagerato con le parole, ci vuole pazienza. Si può tornare protagonisti, ma bisogna lavorare senza avvilirsi»

ROMAGian Carlo Minardi, nel tuo consueto editoriale per il Diario Motori sei stato molto chiaro nell'attribuire le responsabilità del fattaccio della partenza a Sebastian Vettel. C'è chi è andato oltre, come papà e figlio Verstappen, chiedendo addirittura la sua squalifica: lo condividi?
No. Il pensiero di Jos è aggressivo, come è sempre stato nel corso della sua carriera: io l'ho avuto anche per un anno in squadra. A prescindere dagli errori che Vettel ha commesso, si è trattato di un normale incidente di gara. Non c'è stata volontarietà né determinazione: è nato da una serie di circostanze. La pioggia, che ha scombussolato tutti i piani; la partenza sbagliata di Vettel, che ha cercato di rimediare stringendo verso sinistra; e quella per una volta azzeccata di Raikkonen, che a quel punto non poteva più dileguarsi. In mezzo, Verstappen, che qualunque cosa avesse fatto avrebbe provocato un danno ancora più grande: se avesse frenato, l'incidente poteva diventare ancora più grave.

In queste condizioni, come ha sostenuto Jean Alesi, non aveva più senso dare la partenza dietro la safety car?
I motori sono uno sport, e credo che tutti volessero la partenza da fermo che in effetti c'è stata. Non c'erano nemmeno condizioni estreme: era solo bagnato. Se adesso davanti a un po' di pioggia si dovesse sempre ricorrere alla safety car non saremmo più in Formula 1.

Da esperto team principal, vedi anche una responsabilità della Ferrari, che non ha preparato a sufficienza la partenza con i suoi piloti?
Su questo non posso intervenire, perché non so cosa si siano detti nel pre-briefing. E, comunque, tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare: soprattutto quando il pilota tira giù la visiera... Anche la pioggia era prevista, ma non ancora sicura. Non è detto che non se ne sia parlato e non è detto che la procedura non sia stata eseguita come concordato.

Quanto accaduto può mettere in discussione il recente rinnovo di Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen?
Personalmente, vicino a Vettel avrei messo un giovane, per programmare il futuro. Oggi la Ferrari passa per un grande cambiamento, che condivido, basato sulle sue forze interne, e per creare un ciclo vincente deve passare del tempo, con alti e bassi. Non bisogna avvilirsi quando succedono degli episodi come quello di domenica, come non bisognava esaltarsi dopo la doppietta in Ungheria. Tempo al tempo e la Ferrari ricrescerà, con gli uomini che stanno lavorando in questo momento. Le scelte fatte passano da ragionamenti aziendali che sono prioritari: possono essere tutte discutibili, ma vanno accettate.

Quello che si è visto, però, è che la pressione che Sergio Marchionne aveva allontanato quest'inverno, puntando sul basso profilo, sta tornando a pesare.
La sua arrabbiatura dopo Monza era tale che forse, nella sua esternazione, qualche parola in più gli è scappata. Gliel'ho detto personalmente e l'ho scritto: ci vuole pazienza. Ripeto: credo che il ciclo che ha deciso di fondare sia stato giusto. La Ferrari ha ancora sei gare per dimostrare che può essere ancora protagonista. Nelle corse non bisogna mai dire mai, specialmente perché andiamo verso un finale di campionato in cui l'affidabilità e le penalità possono fare la differenza.

Una piccola speranza c'è ancora, forse non tanto piccola?
C'è sempre, finché la matematica non ti condanna. Bisogna provarci.