21 ottobre 2019
Aggiornato 17:30

Beltramo intervista Dovizioso: «Vi svelo il mio segreto vincente»

Andrea si presenta alla gara di casa a Misano da leader del Mondiale, sull'onda di una stagione da incorniciare: «Perché non ho mai smesso di migliorarmi, ho continuato la ricerca. Mi è bastato migliorare dei piccoli dettagli, per il resto sono rimasto lo stesso, anche se non se ne erano accorti...»

MISANO ADRIATICOAndrea, bravissimo. C'è il lavoro, tutta la tua storia, ma secondo me qualche piccola cosa è successa.
Sì. Come ho già spiegato, basta poco: non è che prima fossi così lontano. Credo che il segreto sia stato non mollare mai nel cercare di migliorarsi. Difficilmente a 30-31 anni riesci a capire certi aspetti: invece, continuando la mia ricerca, sono riuscito a limare dei piccoli dettagli e a superare alcuni limiti. Certo, sono stato aiutato da altre persone che ho conosciuto, e che mi hanno spiegato qualcosa in più. Ma questo non basta, se tu non sei aperto per capirle.

È stata la vittoria di Sepang dell'anno scorso che ti ha aperto?
Logicamente quella ha avuto un effetto, ma già lì ci sono arrivato in modo diverso. E poi tutto fa: piccole cose, piccoli aspetti. E, quando vedi i risultati dei cambiamenti che metti in atto, il resto viene di conseguenza. Poi, sicuramente la moto è migliorata: il lavoro a casa degli ingegneri Ducati, quello del team, e quello ottimo del nostro gruppo alle gare. Anche io ho cambiato preparazione: mi sono sempre allenato tanto nella mia vita, ma ci sono diversi modi per farlo. E trovare l'allenamento perfetto per andare in moto è difficile, perché non esiste.

Per esempio, conta molto andare in moto: al contrario di quanto afferma chi sostiene che Valentino Rossi abbia rischiato troppo con l'enduro.
Io sono di quelli favorevoli a girare, a provare un po' tutto. Con la testa, però: che vuol dire tutto e niente...

Poi, detto da voi...
(ride) Il punto è che, quando vai a girare, non puoi farlo al 70%, altrimenti non ti alleni, non ti migliori. Bisogna spingere di più e di conseguenza il rischio aumenta. Per i regolamenti che abbiamo, che ci impediscono di provare tanto con la MotoGP, siamo obbligati. E ben venga che i piloti abbiano voglia di fare questi allenamenti. Bisogna mettere sulla bilancia il rischio, che però è inevitabile, perché se a priori vieti gli allenamenti, di conseguenza il tuo pilota peggiora le prestazioni.

Forse sarebbe meglio fare tanti test.
Ma anche quello è complicato. Il problema sono i soldi.

Tu hai vinto in tanti modi: un po' alla Dovizioso di adesso, un po' anche alla Simoncelli, con la grinta. E mettendoci dentro tutto te stesso: il ragionamento, la razionalità, l'analisi, la dolcezza.
L'hai vista bene, ma ci sarebbe un altro discorso da fare. Finché uno non vince le gare, non viene considerato o guardato in un certo modo. Ma non sto facendo cose molto diverse da quelle del passato. La differenza è che adesso siamo competitivi come moto, riesco a portare a casa il massimo e allora risalta. Ma i miei veri tifosi, quelli che mi guardavano anche quando ero sesto o settimo, queste cose le avevano viste anche prima.

Sono gli altri che vanno più piano?
No, adesso tutto è amplificato per via dei tasselli che ho messo a posto. Adesso mi fanno i complimenti anche gli ignoranti, che superficialmente vedono solo chi vince e non gli altri. Ma io non sono molto diverso da prima.

Anzi, quello è il bello: che sei rimasto te stesso, come persona.
Quello sicuramente!

E comunque anche arrivare secondo, terzo o quarto in MotoGP è tanto di cappello.
Sembrava di no, nell'opinione di questo mondo... Le persone del settore lo capiscono, ma la massa a casa vede le cose in un modo un po' più superficiale.

Comunque è bello togliersi la soddisfazione di poter dire questo.
Tanta roba!

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