18 ottobre 2019
Aggiornato 15:00

Lundberg: «Vinales destinato a vincere. E Marquez è il suo rivale numero 1»

Parla Christian, oggi direttore tecnico del team Leopard in Moto3, che seguì Maverick a inizio carriera: «Dimostrò subito di avere quelle caratteristiche che oggi lo rendono protagonista in MotoGP. E oggi è ancora più maturo»

ROMAChristian Lundberg, tu hai seguito Maverick Vinales a inizio carriera. Possiamo dire che l'hai scoperto?
Scoprirlo è un altro discorso. Abbiamo avuto la fortuna di averlo da piccolo. Se non ci avessimo puntato forte, oggi non sarebbe lì dov'è. Lui dimostrò subito di avere quelle caratteristiche che oggi lo rendono protagonista in MotoGP. È un pilota concreto, che fin da piccolo ha vinto tutti i campionati in cui ha corso, e si prospettava come uno dei migliori fin da subito. Oggi mi sembra molto diverso.

In cosa è cambiato?
Non ha più quindici anni, è cresciuto, riesce a gestire le gare con un'altra visione. Le stagioni in Suzuki penso lo abbiano motivato e fatto maturare. Pur essendo cosciente di non avere una moto vincente, si impegnava al massimo per vincere, e ci è riuscito. Questo gli ha fatto capire che il pilota può fare la differenza.

Guardiamo ad esempio come ha vinto in Qatar. Tutti si aspettavano che andasse in fuga da subito, invece le circostanze non glielo hanno permesso ma lui ha aspettato fino a sferrare l'attacco al momento giusto.
Esattamente. Poteva fare la fine di Zarco, che ha condizionato tutto il lavoro fatto con un errore. Lui si è concentrato al 100%, ha sfruttato le caratteristiche della moto e della pista e ha superato Dovizioso e Valentino, che ne hanno di esperienza.

Lo descrivono come uno ossessionato dalla vittoria, che vive per i suoi allenamenti. Era così anche all'epoca?
È sempre stato così. Mi ricordo nei test del 2012, quando pur essendo primo se ne uscì con: «Se ho Fenati a mezzo secondo, vuol dire che ho qualcosa che non va nella moto». Secondo lui era troppo poco...

Ora a mezzo secondo ha Valentino...
E Marquez. Credo che sia l'unico che può dargli del filo da torcere.

Dicono che la sua rivalità con Marc è nata da piccoli.
C'è sempre stata. Maverick è sempre stato un po' in ritardo su di lui nel curriculum, ma Marquez era il suo punto di riferimento. Nei suoi primi test in 125, a quattordici anni, girò più veloce di Marc che già era pilota titolare in Ktm. Fu una sorpresa anche per lui, ma già all'epoca lo teneva nel mirino come uno dei suoi futuri rivali.

Quest'anno ci godremo la battaglia.
Penso che Marquez abbia qualche problema. Le Honda, in generale, attualmente non sono all'altezza delle Yamaha e questo lo innervosisce. Non ha più il pacchetto tecnico dei primi due anni in cui ha vinto il Mondiale.

Parliamo del vostro inizio di campionato: nei test non eravate al comando, eppure in gara avete portato alla vittoria Joan Mir.
Meno male! Nei test abbiamo provato tante soluzioni senza preoccuparci delle prestazioni. Poi abbiamo messo insieme quelle migliori ed è andata bene.

Si profila una bella battaglia in Moto3.
Ci sono tanti talenti, tutti con buone moto e sarà una stagione combattutissima. Dovremo fare i conti con almeno otto-nove rivali a ogni gara. Servirà essere il più costanti possibile.

Quali ti sembrano i più pericolosi?
Sicuramente Martin e Fenati. Ma, vedendo quello che hanno fatto McPhee, Berndsneyder e Oettl, pure questi diranno la loro. Non c'è un favoritissimo.

Nonostante ogni anno i migliori facciano il salto di categoria, infatti, il livello rimane altissimo.
È una classe molto spettacolare, con tanti piloti in grado di vincere. Le gare sono serrate e imprevedibili fino all'ultima curva. Speriamo di riuscire a fare qualche corsa più tranquilla, se no prende un infarto a tutti!

E Mir, nel 2016 debuttante dell'anno, si sta confermando come un grande talento.
Da quando lo avevo nel campionato spagnolo, ho subito capito che era un ragazzo destinato a fare buone cose. Dobbiamo tenere i piedi per terra, perché la gara del Qatar fa poco testo. Nelle ultime stagioni, chi ha vinto lì non ha mai portato a casa il Mondiale. Dobbiamo continuare a lavorare per risolvere i problemi che arriveranno. E conservare il sangue freddo, perché non saranno sempre rose e fiori.