10 luglio 2020
Aggiornato 06:00
Il caso

Nike Vaporfly, le scarpe «col tacco» che l’atletica vuole bandire

Le scarpe della Nike sono controverse perché, all'interno, contengono placche di fibra di carbonio che darebbero agli atleti una maggiore spinta

Brigid Kosgei, ha polverizzato il record mondiale della maratona femminile con le Nike Vaporfly
Brigid Kosgei, ha polverizzato il record mondiale della maratona femminile con le Nike Vaporfly ANSA

LONDRA - E' iniziata la guerra delle sneaker. All'attacco è partita la giapponese Asics, seguita in maniera minore dall'altro grande produttore nipponico Mizuno, che stanno approfittando dell'incertezza attorno alle «superscarpe» Vaporfly Next della statunitense Nike, le quali starebbero per essere escluse dalle competizioni internazionali di atletica. The Times ha scritto che le Vaporfly, considerate l'arma neanche troppo segreta utilizzata dalla kenyana Brigid Kosgei per polverizzare il record mondiale della maratona femminile ( migliorando di quasi un minuto in mezzo quello precedente che era detenuto dal 2003 da Paula Radcliffe) potrebbero essere vietate ai prossimi mondiali di atletica.

Non è ancora chiaro se, alla fine, le Vaporfly verranno davvero messe al bando. Certo è che le azioni dei concorrenti giapponesi, Asics e Mizuno, oggi hanno avuto interessanti progressioni: la prima è cresciuta dell'8 per cento, la seconda dell'1,6 per cento. Le scarpe della Nike sono controverse perché, all'interno, contengono placche di fibra di carbonio che darebbero agli atleti una maggiore spinta.

Tuttavia non è detto che un eventuale divieto di queste scarpe per i prossimi mondiali di atletica possa essere un danno per la Nike qualora dovesse essere imposto. Potrebbe, secondo alcuni osservatori di mercato, invece essere un incentivo a provare delle sneaker in grado di migliorare le performance in maniera così tanto da essere «fuorilegge».