12 novembre 2019
Aggiornato 14:30

Milan: un fallimento che durerą anni

Il quarto posto č ormai una chimera e le ripercussioni del disastro stagionale influenzeranno anche le prossime annate

Tutta la delusione di un Milan ancora alla ricerca di sč stesso
Tutta la delusione di un Milan ancora alla ricerca di sč stesso ANSA

MILANO - La proprietà era stata chiara sin dall’inizio, spalleggiata anche dalla dirigenza: per il Milan 2018-2019 arrivare tra le prime quattro della serie A è un obbligo. Un progetto della durata di 4-5 anni, quello del fondo Elliott, che prevedeva risultati sportivi, introiti economici e l’intenzione di elevare il prezzo del club, più appetibile a quel punto nel momento di una futura rivendita. Ecco allora i soldi spesi per la campagna acquisti, il dialogo con la Uefa per i parametri del Fair Play Finanziario, l’arrivo in dirigenza di Leonardo e Paolo Maldini, la conferma in panchina di Gennaro Gattuso, dovuta forse più al no di Antonio Conte nello scorso mese di luglio che ad un’effettiva volontà di trattenere a Milanello il tecnico calabrese.

Solita musica

Sembrava un’annata diversa rispetto alle ultime: stavolta il Milan appariva in grado di competere per il quarto posto, anzi, complici anche i disastri perpetrati dalla Roma e i tentennamenti di Lazio ed Inter, la formazione rossonera era in procinto di acciuffare senza particolari patemi quella qualificazione alla Coppa dei Campioni che sfuggiva ormai da 6 anni. Addirittura, alla vigilia del derby con l’Inter del 17 marzo, l’ambiente milanista parlava di terzo posto con vista sul secondo, dal momento che pure il Napoli faticava a dare continuità ai suoi risultati; sappiamo tutti com’è finita: derby ai nerazzurri, crisi aperta (e mai richiusa) per un Milan che da allora ha infilato un filotto negativo (appena 5 punti in 7 partite) che l’ha fatto quasi fuori dalla corsa al quarto posto e l’ha eliminato pure dalla Coppa Italia per mano della Lazio.

Crisi

Sarà difficile, forse impossibile, per i rossoneri rimontare in campionato, pur essendo le ultime 4 partite (contro Bologna, Fiorentina, Frosinone e Spal) alla portata della compagine di Gattuso che appare però del tutto sfiduciata e con un allenatore ormai al capolinea, tenuto controvoglia e non esonerato a stagione in corso solo per mancanza di alternative credibili. Il fallimento stagionale, inoltre, potrebbe costare carissimo al Milan: senza i 50 milioni di euro che garantiva l’ingresso in Coppa Campioni, infatti, il progetto economico del club può andare a farsi benedire, costringendo la società a chiudere i cordoni della borsa, a limitare gli arrivi e, forse, ad aprire le porte a qualche cessione eccellente, ritardando ulteriormente la crescita pronosticata e sperata.

Futuro grigio

Fosse soltanto questo, a malincuore, i tifosi milanisti potrebbero anche accettare la situazione. Il problema, però, è che il medesimo fosco scenario potrebbe ripresentarsi anche nei prossimi 2-3 anni: senza rinforzare a dovere l’organico, il Milan difficilmente riuscirà a spodestare dalle prime 4 posizioni del campionato Juventus, Napoli, Inter e Roma, specie se poi i giallorossi dovessero mettere le mani su Antonio Conte che di certo non sbarcherebbe nella Capitale per arrivare quinto o sesto; e così, dopo un’altra stagione senza qualificazione in Coppa Campioni, i rossoneri sarebbero costretti a perdere altri pezzi, a ripartire da elementi giovani e senza esperienza (allenatore compreso) e ad aumentare sempre più il divario con le grandi della serie A, anche perché, a lungo andare, nessun campione accetterebbe di trasferirsi a Milano, viste le condizioni. In estate Leonardo parlava di periodo di costruzione per riportare in alto il Milan: il timore è invece che tale periodo diventi la triste normalità di un club alla perenne ricerca di identità.