24 settembre 2021
Aggiornato 17:00
Calcio

Milan: un fallimento che durerà anni

Il quarto posto è ormai una chimera e le ripercussioni del disastro stagionale influenzeranno anche le prossime annate

MILANO - La proprietà era stata chiara sin dall’inizio, spalleggiata anche dalla dirigenza: per il Milan 2018-2019 arrivare tra le prime quattro della serie A è un obbligo. Un progetto della durata di 4-5 anni, quello del fondo Elliott, che prevedeva risultati sportivi, introiti economici e l’intenzione di elevare il prezzo del club, più appetibile a quel punto nel momento di una futura rivendita. Ecco allora i soldi spesi per la campagna acquisti, il dialogo con la Uefa per i parametri del Fair Play Finanziario, l’arrivo in dirigenza di Leonardo e Paolo Maldini, la conferma in panchina di Gennaro Gattuso, dovuta forse più al no di Antonio Conte nello scorso mese di luglio che ad un’effettiva volontà di trattenere a Milanello il tecnico calabrese.

Solita musica

Sembrava un’annata diversa rispetto alle ultime: stavolta il Milan appariva in grado di competere per il quarto posto, anzi, complici anche i disastri perpetrati dalla Roma e i tentennamenti di Lazio ed Inter, la formazione rossonera era in procinto di acciuffare senza particolari patemi quella qualificazione alla Coppa dei Campioni che sfuggiva ormai da 6 anni. Addirittura, alla vigilia del derby con l’Inter del 17 marzo, l’ambiente milanista parlava di terzo posto con vista sul secondo, dal momento che pure il Napoli faticava a dare continuità ai suoi risultati; sappiamo tutti com’è finita: derby ai nerazzurri, crisi aperta (e mai richiusa) per un Milan che da allora ha infilato un filotto negativo (appena 5 punti in 7 partite) che l’ha fatto quasi fuori dalla corsa al quarto posto e l’ha eliminato pure dalla Coppa Italia per mano della Lazio.

Crisi

Sarà difficile, forse impossibile, per i rossoneri rimontare in campionato, pur essendo le ultime 4 partite (contro Bologna, Fiorentina, Frosinone e Spal) alla portata della compagine di Gattuso che appare però del tutto sfiduciata e con un allenatore ormai al capolinea, tenuto controvoglia e non esonerato a stagione in corso solo per mancanza di alternative credibili. Il fallimento stagionale, inoltre, potrebbe costare carissimo al Milan: senza i 50 milioni di euro che garantiva l’ingresso in Coppa Campioni, infatti, il progetto economico del club può andare a farsi benedire, costringendo la società a chiudere i cordoni della borsa, a limitare gli arrivi e, forse, ad aprire le porte a qualche cessione eccellente, ritardando ulteriormente la crescita pronosticata e sperata.

Futuro grigio

Fosse soltanto questo, a malincuore, i tifosi milanisti potrebbero anche accettare la situazione. Il problema, però, è che il medesimo fosco scenario potrebbe ripresentarsi anche nei prossimi 2-3 anni: senza rinforzare a dovere l’organico, il Milan difficilmente riuscirà a spodestare dalle prime 4 posizioni del campionato Juventus, Napoli, Inter e Roma, specie se poi i giallorossi dovessero mettere le mani su Antonio Conte che di certo non sbarcherebbe nella Capitale per arrivare quinto o sesto; e così, dopo un’altra stagione senza qualificazione in Coppa Campioni, i rossoneri sarebbero costretti a perdere altri pezzi, a ripartire da elementi giovani e senza esperienza (allenatore compreso) e ad aumentare sempre più il divario con le grandi della serie A, anche perché, a lungo andare, nessun campione accetterebbe di trasferirsi a Milano, viste le condizioni. In estate Leonardo parlava di periodo di costruzione per riportare in alto il Milan: il timore è invece che tale periodo diventi la triste normalità di un club alla perenne ricerca di identità.