20 settembre 2018
Aggiornato 12:30

Al Milan nessuno parla più di vittoria

Vecchia e nuova società, dirigenti ed allenatori omettono sempre di ricordare ciò che nel calcio alla fine conta di più
La Supercoppa Italiana 2016, l'ultimo trofeo conquistato dal Milan
La Supercoppa Italiana 2016, l'ultimo trofeo conquistato dal Milan (ANSA)

MILANO - C'era una volta il Milan, o meglio, c'era una volta il Milan vincente. Quello di Arrigo Sacchi, di Fabio Capello, di Carlo Ancelotti, di Massimiliano Allegri, perfino il breve interregno di Alberto Zaccheroni ha portato ad uno scudetto. Ma dall'estate del 2012, da quando cioè Silvio Berlusconi decise deliberatamente di distruggere quello spendido giocattolo creato nel 1986 e divenuto nel tempo il più vincente del mondo, la parola vittoria è letteralmente scomparsa dal vocabolario di Milanello e dintorni. Da allora, complici organici inadeguati, allenatori sedotti ed abbandonati, strapotere della Juventus in Italia e assenza rossonera dalle coppe europee, nessuno si è preoccupato più di portare a casa trofei, coppe, titoli, vale a dire l'essenza dello sport, il fine per cui gli atleti scendono in campo ed i tifosi si recano allo stadio o si piazzano davanti alla televisione.

Tornare in alto

Dal 2012 non si sente parlare d'altro che di progetto a medio-lungo termine, di programmazione, di piazzamenti, di riportare il Milan laddove merita di stare. E i risultati? Nessuno, più o meno, anche perchè progetti pluriennali non esistono, di solito i club quando sono in grado di vincere lo fanno, o quantomeno ci provano, e chi sbandiera traguardi come "arrivare tra le prime quattro in campionato", sa già in partenza di non essere in grado di alzare nessun trofeo. Prima Galliani ed ora Fassone, prima Berlusconi ed ora Yonghong Li ed Elliott, ed in mezzo una serie infinita di allenatori, hanno esclamato tutti eccitati "Vogliamo arrivare nei primi quattro posti della classifica». Bene, ma come inizio, perchè dopo, logica vorrebbe che si puntasse più in alto, ed invece i tempi si allungano e l'attesa si prolunga; andrebbe ricordato che arrivare quarti non assegna alcun trofeo, permette di giocare la Coppa dei Campioni, certo, ma non ci si può fermare lì. Non può farlo il Milan, almeno, che di quelle affascinanti coppe ne ha sollevate ben 7 nella sua storia. Ora ci si è messo anche il fondo Elliott a parlare di inconsistenti e lunghi programmi: "Vogliamo tornare in Coppa Campioni entro 2/3 anni. Caro Singer, in 2/3 anni cambia il mondo, il Milan ha bisogno di svegliarsi molto più in fretta.