26 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Formula 1 | Gran Premio d'Austria

Il colpevole del disastro Mercedes si chiama Vowles (che non sarà licenziato)

Lo stratega delle Frecce d'argento ha sbagliato la decisione di non richiamare Hamilton ai box sotto virtual safety car, facendogli perdere la testa della corsa

Lo stratega della Mercedes, James Vowles, con Lewis Hamilton
Lo stratega della Mercedes, James Vowles, con Lewis Hamilton ( Mercedes )

SPIELBERG – Che la colpa della bruciante sconfitta della Mercedes nel Gran Premio d'Austria fosse sua, è stato lui stesso il primo ad ammetterlo. E non a porte chiuse, bensì via radio, in un messaggio diretto al suo pilota Lewis Hamilton ma trasmesso anche in diretta in mondovisione: «Ho buttato via la vittoria oggi, mi dispiace». Parola di James Vowles, lo stratega delle Frecce d'argento: colui, insomma, che ha ordinato all'iridato in carica di non rientrare ai box (come avevano fatto tutti i diretti concorrenti) quando la direzione gara ha introdotto la virtual safety car per il ritiro di Valtteri Bottas. Una decisione che, quando poi il campione anglo-caraibico ha scontato il suo pit stop ritardato, lo ha fatto precipitare dal primo al quarto posto della gara. Certo, il peggio per lui doveva ancora venire, visto che è stata una perdita di pressione della benzina poi a costringerlo al definitivo ritiro. Ma, senza quel macroscopico errore tattico, la corsa della Stella a tre punte avrebbe preso tutt'altra piega. E, probabilmente, oggi staremmo raccontando un'altra storia.

Non salta nessuna testa
Insomma, il disastro Mercedes ha un nome e un cognome ben precisi: quelli di un capro espiatorio, nei confronti del quale però i vertici del team non hanno intenzione di accanirsi. «Non abbiamo bisogno di cambiare – risponde il team principal Toto Wolff – La cosa più importante è capire il motivo per cui si è verificato l'errore, tornare indietro alla situazione e analizzarla. Non credo che si ripeterà: si è trattato solo di una situazione molto complessa, visto che eravamo in lotta tra sei macchine. Per me James è no dei migliori e ha dimostrato coraggio uscendo allo scoperto davanti a milioni di persone e ammettendo: 'L'errore è stato mio, ora puoi ancora fare questo con la macchina che hai a disposizione', così da salvare il miglior risultato possibile». Insomma, il boss dei campioni del mondo difende il suo uomo: non tanto per la sua scelta strategica, quanto per il successivo messaggio inviato via radio per confessare l'errore e motivare il suo pilota. «Ritrovarsi al quarto posto, dal primo in cui era, è stata una vera sofferenza per Lewis – prosegue Wolff – Ma pensavamo che non fosse tutto finito, anzi volevamo portare a casa più punti possibile, anche se in quella fase l'errore commesso faceva male a tutti. Il fatto che James abbia inviato quel messaggio via radio vi fa capire come ci comportiamo: il team riconosce completamente i suoi errori, cosicché il pilota possa abbandonare quel pensiero e ritrovare la serenità mentale. Questo era l'unico modo per tirare fuori da lui quella prestazione che ancora poteva dare, e farlo uscire dalla spirale del pensiero negativo».

Pensiero al futuro
Nel box argentato, dunque, ieri sera si respirava aria di grande delusione. Ma anche voglia di riscatto, come ha dimostrato lo stesso Hamilton partecipando al consueto debriefing in collegamento con i membri dello staff inglese: «Abbiamo fatto una riunione ora, come previsto dal protocollo – ha rivelato ancora il team principal – E Lewis, via radio, ha detto: 'Non so quanti ci stiano ascoltando ora tra Brixworth e Brackley, ma non riesco a ricordarmi quando mi sono ritirato l'ultima volta. Questo team ha dimostrato la migliore affidabilità negli ultimi anni, ha schierato di gran lunga la macchina più veloce oggi ed è la migliore squadra per cui abbia mai corso. Perciò dobbiamo recuperare e non ho alcun dubbio che torneremo forti'. Questo è il suo atteggiamento».