2 giugno 2020
Aggiornato 14:00
Calcio

Inzaghi-Sarri: questione di stile

I due allenatori, al netto di ottime qualità tecniche, peccano notevolmente di quell'onestaà intellettuale che li renderebbe più autentici e forse più amati

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio
Simone Inzaghi, allenatore della Lazio ANSA

NAPOLI - Lo stile, l'eleganza e anche l'educazione sono caratteristiche che difficilmente si imparano da adulti. Nel mondo del calcio, poi, spesso e volentieri queste qualità latitano, soprattutto nei frangenti decisivi dei campionati quando la posta è alta e i punti pesano come macigni. Andrebbe però rimarcato come coerenza ed onesta intellettuale siano e rimangano punti cardine di ogni uomo e professionista che si rispetti, perchè quando si assume una linea sarebbe cosa buona e giusta mantenerla, sia quando si è incudine e sia quando si diventa martello.

Stile

Prendete Simone Inzaghi e Maurizio Sarri, ad esempio, due prototipi di allenatore tipo della serie A, due tecnici che stanno guidando Lazio e Napoli nelle prime quattro posizioni del campionato, i romani in piena lotta per la qualificazione alla prossima Coppa dei Campioni, i partenopei (almeno teoricamente) contendono ancora il titolo alla Juventus. Ma quanto accade dopo le partite davanti ai microfoni è sempre inversamente proporzionale alle prodezze del campo: Inzaghi ha visto la sua Lazio vincere 2-1 a Udine e raggiungere la Roma in terza posizione, ma ha visto anche un evidente calcio di rigore negato ai friulani per fallo di Marusic su Jankto; un Inzaghi furioso e furente nelle occasioni in cui la sua squadra è stata danneggiata dalle decisioni arbitrali, con tanto di accuse al VAR e velati timori di subire un complotto. Ebbene, ora che la Lazio usufruisce di un vantaggio, il tecnico biancoceleste sceglie la linea del silenzio, un no comment che stona con quanto fatto finora, una comoda presa di posizione che sa tanto di opportunismo e poco di coerenza. Accadde lo stesso, peraltro, qualche settimana fa a Reggio Emilia quando la Lazio, proprio grazie al VAR, ottenne un calcio di rigore che francamente di rigore aveva ben poco; anche in quell'occasione Inzaghi tacque con sapiente ma poco ammirevole uniformità.

Lamentele

Stesso discorso per Maurizio Sarri, forse il re delle lagne all'italiana, l'uomo che ad inizio campionato ammette che il Napoli può soffiare lo scudetto alla Juventus, salvo poi fare marcia indietro non appena i bianconeri si riappropriano dello scettro, adducendo i soliti stucchevoli discorsi inerenti ai fatturati, all'esperienza e alle qualità di organico fra le due compagini. Anche durante il rocambolesco Napoli-Chievo, Sarri ha dato il meglio di sè: prima si è sbracciato andato avanti e indietro lungo la linea laterale del campo, lamentando perdite di tempo dei veneti e reclamando per improbabili calci di rigore non assegnati, poi, una volta in sala stampa, ha glissato sugli episodi della gara, ovvero il generoso rigore assegnato alla sua squadra e poi fallito da Mertens e l'inesistente calcio d'angolo da cui è nato il gol del definitivo 2-1. Insomma, bravi e capaci nel proprio mestiere, ma, francamente, l'eleganza alberga altrove.

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