24 giugno 2024
Aggiornato 08:30
MotoGP

«Attento Marquez, così ti fai male»: l'avvertimento del campione

«Marc guida sempre al limite: così comprende le capacità della Honda, ma un giorno rischia un serio infortunio»: è la previsione dell'ex iridato Kevin Schwantz

Una delle cadute di Marc Marquez nel 2017: quella nel GP d'Argentina
Una delle cadute di Marc Marquez nel 2017: quella nel GP d'Argentina Foto: Red Bull

ROMA – Veloce, velocissimo, ma anche spericolato, temerario, al limite dell'incoscienza. Per definire lo stile di guida aggressivo di Marc Marquez bastano due numeri: nella stagione appena conclusa ha sì conquistato il suo sesto titolo mondiale, ma è anche finito per terra per ben 27 volte, più di ogni altro pilota della MotoGP eccetto il debuttante Sam Lowes. E l'ultima in ordine di tempo di queste cadute, stavolta solo sfiorata, è stata anche la più spettacolare di tutte: quella con cui ha rischiato di gettare al vento il campionato nell'ultima gara di Valencia.

Com'è alta la posta in gioco
È il modo con cui il fuoriclasse della Honda trova il limite, suo e della moto, hanno sempre ribattuto lui e i suoi sostenitori. Vero, ma a quale prezzo? Quello di rischiare ogni volta delle serie conseguenze fisiche, come gli ha ricordato un suo ex illustre collega come Kevin Schwantz: «Deve trovare il modo di guidare al limite ma allo stesso tempo ridurre i rischi, perché altrimenti un giorno rischia di farsi male – ha affermato il campione del mondo 1993 della classe 500 al sito specializzato internazionale Motorsport – Anche solo di rompersi una clavicola, un infortunio semplice, ma che comunque lo rallenterebbe. Lui va sempre al limite, ad ogni giro. Perché quando si dà il 100% si commettono errori, ma questo è anche l'unico modo per capire le capacità della moto: non ci si può riuscire dando il 95 o il 96%. Finora è stato fortunato, quest'anno è stato vittima di brutti incidenti ma senza mai farsi male. Così ha scoperto il modo di trarre il massimo dalla Honda e ha adattato il suo stile di guida alla moto». Il Cabroncito farebbe meglio a moderare il suo approccio, insomma, stando a quanto afferma l'ex iridato statunitense, che però ha anche speso pearole di grande elogio per le abilità dello spagnolo: «È un piacere vederlo guidare, perché ad ogni giro è in grado di fare cose incredibili. Ho parlato con Livio Suppo (team principal uscente della Honda, ndr) e mi ha detto: 'È difficile credere a quello che fa'. Basta guardarlo per rendersi immediatamente conto di quanto sia eccezionale».

Buoni propositi per il nuovo anno
Un punto di vista, quello di Schwantz, condiviso anche dal diretto interessato: è stato proprio lo stesso Marquez, infatti, ad elencare tra i suoi obiettivi per la prossima stagione, oltre ad un altro titolo mondiale, anche quello di scivolare di meno: «Sono sempre autocritico e il mio obiettivo in vista del prossimo anno è mantenere la stessa velocità ma con meno cadute – ha ammesso – E non ripetere gli stessi errori che ho commesso in gara, ad esempio quando sono caduto in Argentina e ad Austin. Devo mettermi seduto e rifletterci sopra, quest'inverno. Ho affrontato ogni sessione spingendo al massimo, dando tutto fin dalle prime prove libere: uscivo dal box già convinto di poter andar forte. Ovviamente è un approccio che posso cambiare per il futuro, cercando di essere sempre più realistico».