29 marzo 2020
Aggiornato 20:30
MotoGP

Ducati e Valentino Rossi, c'eravamo tanto amati: «Qui non c'era mai»

A cinque anni di distanza, l'amministratore delegato della Rossa, Claudio Domenicali, punge ancora il suo vecchio pilota: «Era una rockstar, a Borgo Panigale non si vedeva. Dovizioso, invece...»

Claudio Domenicali con Valentino Rossi all'epoca in cui correva in Ducati
Claudio Domenicali con Valentino Rossi all'epoca in cui correva in Ducati Ducati

BOLOGNA – Doveva essere l'accoppiata del trionfo, dell'apoteosi. Valentino Rossi e la Ducati, un duo tutto italiano, una nuova sfida per il pilota più vincente dell'epoca moderna della MotoGP: quella di riportare al Mondiale la Rossa che lo aveva vinto solo una volta, nel 2007, con Casey Stoner. Come andò a finire ce lo ricordiamo tutti: un clamoroso buco nell'acqua, un disastro senza precedenti nella carriera del Dottore, che visse a Borgo Panigale il biennio più nero di sempre. Sui motivi del fallimento, sull'attribuzione delle responsabilità, si discute ancora oggi, a cinque anni di distanza: l'entourage del fenomeno di Tavullia punta il dito su quella Desmosedici, nata male e mai sviluppata secondo le indicazioni del campione; la casa italiana su Vale, colpevole di non essersi mai integrato davvero nella realtà bolognese. L'ultima stoccata, in questo senso, gliel'ha riservata il numero uno dell'azienda in persona, l'amministratore delegato Claudio Domenicali, ricostruendo così come questo promettente matrimonio sia poi naufragato in uno spiacevole divorzio: «Fu un problema tecnologico, perché la moto era disegnata in una maniera tale da non incastrarsi con lui come pilota – punge Domenicali nell'ultima intervista rilasciata ai microfoni del Sole 24 Ore – Ma, forse, fu anche un problema di incontro umano. Lui era già una rockstar. Veniva pochissimo qui a Borgo Panigale. La cosa non ha mai preso la forma e la consistenza giuste. Da tutti i punti di vista».

L'era di Desmodovi
Esattamente il contrario di come oggi si comporta il nuovo caposquadra italiano della Ducati, Andrea Dovizioso: «Guarda qui: Dovi con la figlia Sara e la sua fidanzata Alessandra, in sella a una X Diavel nera. Una nostra moto. Dovi è un ragazzo semplice. È sempre qui. Dai, che l’anno prossimo magari qualcosa di meglio la combiniamo, in MotoGP...». Sarà meno vincente del suo più illustre connazionale, eppure Desmodovi già quest'anno è esploso, portando la sua squadra a giocarsi il titolo iridato fino all'ultima gara: «Andrea Dovizioso ha vinto sei volte – ribadisce l'ad – Il nostro è stato un campionato molto buono. Il secondo posto è la base da cui ripartire. In una MotoGP con diciotto gare, la costanza è fondamentale. E la Honda di Marc Marquez è andata meglio. Il titolo mondiale ci manca dal 2007, quando lo vincemmo con Casey Stoner. Stiamo programmando il prossimo campionato. Lo stiamo facendo senza stravolgere i metodi di lavoro e gli equilibri economici, le scelte dei piloti e le sinergie fra il reparto corse e il resto dell’azienda».

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