Il mea culpa generale sull'attacco del Milan
In estate il grande entusiasmo per i nuovi arrivi, la gioia per una campagna acquisti sontuosa, ora il duro scontro con una realtà inaspettata ma inesorabile
MILANO - Ha probabilmente avuto ragione Vincenzo Montella alla fine di Milan-Juventus, dichiarando: "La differenza stasera l'ha fatta Higuain». Ha ragione in parte, a dire il vero, il tecnico milanista, perchè la differenza l'ha sì fatta il centravanti argentino della Juventus, ma in contrapposizione con quanto fatto, anzi, non fatto, dal suo corrispettivo del Milan, quel Nikola Kalinic tanto voluto da Montella in estate, tanto oggi criticato e fischiato dai tifosi rossoneri che poche volte si erano ritrovati davanti una punta così macchinosa ed incapace di avere una pur minima confidenza col gol. Il croato non è mai stato un bomber, è vero, ma onestamente per il centravanti del Milan non può bastare far legna e sponde per meritarsi i galloni della titolarità, anche perchè Kalinic ad oggi ha segnato appena 3 gol (gli stessi di Caprari, la metà di Thereau) e tutto questo lavoro a beneficio dei compagni non è che lo abbia fatto così bene, tant'è che pure i gol dei centrocampisti in inserimento non ci sono stati.
Sterilità
Ne vien fuori che l'attacco milanista sia stato finora una bocca da fuoco che spara acqua fresca, anche perchè oltre al quasi niente di Kalinic va aggiunto il nulla di Andrè Silva che se in Coppa Uefa ha segnato con regolarità (anche se contro avversari più o meno ridicoli) così come fatto con la nazionale portoghese, in campionato è ancora fermo a zero, pochissimo utilizzato da Montella e che quando è stato chiamato in causa è apparso un pesce fuor d'acqua, facilmente neutralizzato dai difensori rivali che non hanno lasciato al centravanti lusitano la possibilità di mettersi in mostra. Silva (costato al Milan quasi 40 milioni di euro) dà la sensazione di essere un gran talento, ma ancora acerbo, un ragazzo che di pane duro deve ancora masticarne prima di diventare bomber di razza anche in Italia. L'unico a rendere più delle aspettative nell'attacco milanista è Patrick Cutrone, l'unico anche che a fine agosto era pronto a fare le valigie per andare a fare esperienza altrove e che invece è rimasto a Milanello a furor di popolo. Fortunatamente.
Sopravvalutati?
Va da sè che oggi in molti iniziano a chiedersi se forse l'acquisto di un goleador vero non sia stata la grave mancanza della campagna acquisti rossonera. Aubemeyang, Belotti, Diego Costa e compagni, non raggiunti per volontà di Montella in persona a cui è bastato Kalinic. Si disse all'epoca: forse l'esperienza del croato può aiutare l'ascesa di Andrè Silva, i due potrebbero alla fine dar vita ad una staffetta che diventi devastante in serie A. Una staffetta che sta invece diventando un calvario per il Milan, perchè Kalinic è inguardabile sia per movenze e sia per rendimento (assurdo buttare tra Buffon e la traversa la palla gol avuta nel finale di primo tempo di Milan-Juve) e Andrè Silva sta giocando pochissimo e fatica ad imporsi in campionato. Forse l'anno prossimo parleremo d'altro, forse l'anno prossimo il portoghese sarà fra i primi bomber della serie A, ma la vita è oggi e oggi i dati parlano chiaro: fra chi ha Immobile, Mertens, Icardi, Higuain e Dzeko, c'è il Milan che ha Kalinic ed Andrè Silva; una realtà che inchioda i rossoneri e le scelte di dirigenza ed allenatore. I numeri non lasciano spazio ad interpretazioni, ad oggi la decisione del Milan si sta rivelando un clamoroso flop, ad oggi quanto servirebbe a Montella un centravanti di razza com'era lui.