Calcio

Milan: Suso diventa seconda punta?

Montella ha provato lo spagnolo accanto al centravanti nel nuovo 3-5-2 che verrà proposto a Vienna. Nuova vita per il numero 8 o ruolo limitante?

Suso, fantasista spagnolo del Milan
Suso, fantasista spagnolo del Milan (ANSA)

MILANO - Prova a cambiar volto al suo Milan Vincenzo Montella, scottato dall’umiliante 1-4 subìto in casa della Lazio e chiamato ad invertire la rotta già dalla prima partita di Coppa Uefa giovedì sera (inizio ore 19) con l’Austria Vienna. Al Prater (che evoca ricordi agrodolci, la vittoria della Coppa Campioni 1990 col Benfica e la sconfitta nel 1995 contro l’Ajax), il tecnico milanista è orientato a modificare il modulo tattico passando alla difesa a 3 con Musacchio, Bonucci e Romagnoli per garantire maggior protezione al capitano rossonero, apparso in totale balia degli avversari domenica scorsa, oltre che per non costringere in panchina uno fra l’ex juventino e i suoi due compagni di reparto.

Novità

Nel nuovo 3-5-2 provato in allenamento da Montella, però, a perdere importanza ed imprevedibilità è certamente Suso, perfetto nel collaudato 4-3-3, elemento di qualità e sostanza, dispensatore di assist e finalizzatore come perfetto attaccante esterno; impossibile pensarne un suo utilizzo nei 5 di centrocampo (i laterali dovranno essere forzatamente i due terzini), per lo spagnolo è stato così ritagliato un posto in attacco accanto al centravanti (Kalinic, Andrè Silva o Cutrone), per un ruolo inedito di seconda punta. Per Suso giocare molto più vicino alla porta potrebbe migliorare la sua vena realizzativa (finora il punto debole dell’ex genoano) ed aumentarne la pericolosità, ma allo stesso tempo potrebbe limitarne l’imprevedibilità, la sua capacità di spezzare in due la squadra avversaria partendo da una posizione decentrata e sfornando assist tanto dalla trequarti quanto dalla linea di fondo. Un esperimento che val la pena di provare se davvero Montella vorrà utilizzare stabilmente il 3-5-2, ma che andrà valutato attentamente qualora lo spagnolo si rivelasse inadatto al ruolo di attaccante puro. Perché perdere un calciatore determinante in nome dell’equilibrio tattico potrebbe alla lunga risultare controproducente per un gruppo ancora in formazione.