17 settembre 2019
Aggiornato 17:00

Kubica, è il giorno della verità: oggi si decide il suo ritorno in F1

Per la prima volta dopo sei anni, Robert tornerà a guidare una monoposto moderna. Lui è uno dei talenti più sfolgoranti della sua generazione, la cui carriera è stata interrotta solo da quel maledetto incidente nei rally. Ora si candida a battere pure la sfortuna, compiendo l'impresa più importante

BUDAPEST – La prima prova, burocratica ma non del tutto scontata, Robert Kubica l'ha già superata ieri: quella dell'uscita dall'abitacolo, che il regolamento prescrive debba avvenire nell'arco di dieci secondi. Per qualsiasi suo collega in perfette condizioni fisiche sarebbe una formalità, ma per lui, la cui mobilità del braccio destro è limitata in modo permanente dalle conseguenze del terrificante incidente durante un rally, che interruppe la sua carriera professionistica nel 2011, qualche dubbio c'era. Prontamente fugato al suo arrivo nel paddock dell'Hungaroring, dove ieri ha assistito dal muretto alle prove del giovane collaudatore Nicholas Latifi.

Di nuovo nell'abitacolo
Il giorno della verità, però, è oggi: stavolta sarà proprio lui a scendere in pista, per la prima volta dopo sei anni, al volante di un'attuale monoposto di Formula 1. E i dubbi che dovrà fugare saranno i più importanti: a 32 anni, dopo questa lunga inattività forzata, il polacco è davvero in grado di tornare a correre a tempo pieno nel Mondiale? La risposta affermativa a se stesso, Kubica se l'è già data nei due test precedenti, che ha condotto a Valencia e al Paul Ricard con una Renault del 2012 (girando più veloce del collaudatore Sergey Sirotkin). Oggi, però, sarà chiamato a darla al team francese, che lo sta sostenendo con convinzione lungo tutta la strada del ritorno, ai suoi tifosi che affollano le tribune magiare e, più in generale, a tutto il mondo della Formula 1.

Infortunato ma talentuoso
Nella sua prima vita sportiva, tra il 2006 e il 2010, Robert disputò già 77 Gran Premi con Bmw Sauber e Renault, vincendone uno e conquistando una pole position. Da molti era ritenuto uno dei fenomeni più sfolgoranti della sua generazione: «Uno dei migliori, dei più veloci contro cui abbia mai corso – ha ammesso lo stesso Lewis Hamilton, più giovane di lui di un solo mese – Un talento naturale, davvero speciale, come ce ne sono pochi. Se avesse continuato a correre sarebbe sicuramente in lotta per il titolo, e magari lo avrebbe pure vinto». Certo, tornare in griglia di partenza dopo un infortunio così grave sarebbe un'impresa notevole, perfino per un fuoriclasse come lui. Ma in una Formula 1 in cui i pezzi pregiati del mercato sono blindati dai top team, assicurarsi i servigi di un Kubica, per quanto invecchiato e acciaccato, potrebbe comunque essere il colpaccio decisivo per la Renault, che non vede l'ora di liberarsi del deludente Jolyon Palmer. «Qui da noi lavora un gruppo di persone che lavorarono con lui in passato – spiega il team principal Cyril Abiteboul – E abbiamo sempre discusso, sognato di rivederlo guidare. Oggi c'è l'opportunità di valutare i suoi limiti, fisici ma anche mentali, la sua voglia di superare le sfide, le difficoltà, i rischi per se stesso e per la sua immagine». Il suo tempo sul giro a fine giornata, in confronto diretto con gli attuali (e i futuri) protagonisti del circus, darà finalmente la risposta, definitiva e inappellabile, a tutti questi interrogativi. E potrebbe scrivere un nuovo e inedito capitolo di una delle storie più affascinanti dei quasi settant'anni di vita della moderna F1. Lui, del resto, l'aveva promesso: sarebbe tornato nel paddock solo da pilota. E ieri quel fatidico paddock è tornato ad osservarlo, dietro ai suoi immancabili occhiali da sole: «Sembra proprio lo stesso di sei anni fa...».

Kubica in azione durante il test con la Renault del 2012 a Valencia
Kubica in azione durante il test con la Renault del 2012 a Valencia (Renault)