Cessione Milan

Closing Milan, Vulpis: «Sino-Europe vuol dire parlare del nulla»

Il direttore di SportEconomy offre un’analisi fredda e preoccupante sui prossimi possibili acquirenti del Milan. A cominciare dal frontman di Sino-Europe Sports, l’uomo d’affari Yonghong Li.

MILANO - Spesso ospite di analisi ed approfondimenti sulle pagine del Diario Rossonero, stavolta il direttore di SportEconomy.it Marcel Vulpis, dai microfoni di Radio 1 Rai, ha analizzato a fondo la questione legata al closing. Sempre piuttosto diffidente nei confronti del consorzio cinese Sino-Europe Sports, protagonista di una trattativa a dir poco misteriosa con i vertici Fininvest, Vulpis ha fotografato lo stato attuale dell’arte facendo crescere in maniera esponenziale l’inquietudine del popolo rossonero: «In questo momento Fininvest ha in cassa 200 milioni di euro, con il gruppo cinese che è inadempiente per ora, avendo superato la data del 3 marzo. Si è scelto dunque di attendere, a fronte di un nuovo accordo, per vedere se la cordata cinese sarà in grado di trovare la somma mancante, ma soprattutto se sarà in grado di garantire una solidità futura».

Parliamo del nulla

Secondo Marcel Vulpis il problema di fondo è rappresentato proprio dalla caratteristica del consorzio cinese: «Stiamo parlando di una società veicolo, come tante altre, utile per traghettare investimenti di questo tipo, in operazioni di acquisizioni di quote aziendali. SES è nata esclusivamente per contenere fondi e denaro di altre aziende, proprio per questo motivo se continuano a nasconderci i nomi degli investitori, parlare di Sino Europe equivale a parlare del nulla».

Già ammonito

A complicare la faccenda anche il ritratto del frontman del consorzio, quel Yonghong Li che appare sempre più un personaggio dalla discutibile purezza: «Anni fa si è beccato un warning dalla Shangai Stock Exchange (SSE) per delle azioni non dichiarate in borsa. Non un ottimo biglietto da visita. Il finale mi pare segnato e io non ho mai creduto alla cessione del Milan a questi signori, almeno fino a quando non avranno il buon gusto di palesarsi».