16 settembre 2019
Aggiornato 02:00

Milan, Albertini lancia l’allarme sui nuovi proprietari cinesi

L’ex centrocampista del Milan e della nazionale, già importante dirigente della Figc, è intervenuto a proposito dell’invasione di proprietari stranieri nel calcio italiano: «C’è da fare attenzione, il caso Pavia insegna. Per quanto mi riguarda, Fassone non mi ha mai chiamato al Milan».

MILANO - Il fatto che era originariamente uno dei candidati per il ruolo di «bandiera» del nuovo Milan cinese non tragga in inganno: malgrado non sia stato lui il prescelto Demetrio Albertini non è uno che parla con la mente offuscata dal rancore e dalla rabbia, soprattutto se l’argomento di conversazione è il Milan, club nel quale è cresciuto e in cui ha militato dal 1988 al 2002 (con un breve intermezzo al Padova), vincendo 5 campionati italiani, 1 Champions League, 1 Supercoppa Uefa, 1 Coppa Italia e 3 Supercoppa Italiana.

Il caso Pavia

Ecco perchè le sue parole raccolte nel corso dell’evento Forum Sport e Business organizzato dal "Sole 24 Ore» vanno pesate con attenzione e analizzate con cura: «Le proprietà straniere possono starci. È successo in Inghilterra e Francia, meno in Spagna e Germania. Ma devono arrivare con finalità importanti: anche per il lato sociale, non solo per far business. Il rischio che possano tirarsi indietro alle prime difficoltà c'è visto anche il caso Pavia, la società fallita due anni dopo l'acquisto da parte di un gruppo cinese, una questione che dovrebbe farci riflettere tutti».

Mai chiamato da Fassone

Inevitabile il richiamo alle note vicende di casa Milan, sulle quali Demetrio Albertini prova ad offrire una visione obiettiva e distaccata: «Bisogna capire le finalità di questi consorzi che raggruppano società economicamente importanti. Per quanto riguarda il Milan se ne sono dette tante, adesso bisogna solo aspettare il closing e vedere che succede».

Magari anche un Albertini di ritorno al Milan? «Per quanto mi riguarda Fassone non mi ha chiamato, quindi questa è l'unica certezza».