29 maggio 2022
Aggiornato 05:00
Un capitolo sfortunato della storia del Cavallino

Ferrari snobba la proposta di Briatore: «Non lasceremo l'Italia»

All'idea lanciata dall'ex team principal di Benetton e Renault risponde Piero, il figlio del fondatore Enzo. Ricordando gli anni '80, quando una sede distaccata della Rossa in Inghilterra venne effettivamente aperta. Con scarsi risultati

Sebastian Vettel in azione
Sebastian Vettel in azione Foto: Ferrari

ROMA – Lasciare l'Italia? No, grazie. La Ferrari, almeno per ora, non rischia di fare la stessa fine della casa madre Fiat, emigrata da Torino ad Amsterdam. Neppure per aprire una sede distaccata, una sorta di antenna tecnologica in Inghilterra, nel cuore della Silicon Valley della Formula 1. A lanciare questa proposta come soluzione per la cronica crisi del Cavallino rampante è stato, qualche settimana fa, Flavio Briatore, secondo cui per non perdere il contatto con i team avversari la Rossa dovrebbe aprire un ufficio di progettazione in Gran Bretagna: «Le consiglio di aprire un bel capannone in mezzo a Red Bull, McLaren e Williams», ha dichiarato recentemente l'ex team principal pluri-iridato con Benetton e Renault.

Precedenti poco rassicuranti
La sua proposta, però, non è del tutto innovativa. Già a metà degli anni '80, in effetti, la Scuderia decise di aprire una struttura di design in Inghilterra, su misura per John Barnard, l'allora direttore tecnico strappato alla dominatrice McLaren. Una decisione che, alla fine, non portò particolarmente bene a Maranello, come ricorda oggi Piero Ferrari, vicepresidente e comproprietario dell'azienda, nonché unico figlio vivente del fondatore Enzo: «Sai quale rimane il mio rimpianto più grosso per gli anni in cui mi occupavo dei Gran Premi? L'assunzione di John Barnard, alla fine del 1986 – ha confidato al giornalista Leo Turrini – Fui io a convincere mio padre, che c'era ancora, della necessità di affidarci a un grande progettista venuto da fuori. Ma Barnard non si integrò mai nella nostra cultura, fu un errore clamoroso. Ecco perché sono d'accordo con Marchionne, possiamo tornare a vincere senza rincorrere geni che con la tradizione della Ferrari sarebbero probabilmente incompatibili...». Insomma, la Ferrari deve restare completamente italiana, come sostiene anche l'attuale presidente Sergio Marchionne. E i risultati, alla fine, arriveranno: «Non può mai essere facile governare un reparto corse che comprende oltre mille persone – conclude Piero Ferrari – C'erano problemi di organizzazione del lavoro ma adesso la direzione è giusta».