28 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Un record che dura dal 27 febbraio del 1994

Sebastiano Rossi: l’uomo del record senza posto fisso

Nella carriera dell’ex portiere del Milan, oltre ai 929 minuti di imbattibilità messi seriamente in pericolo dal possibile nuovo record di Gigi Buffon, c’è una storia curiosa ed unica nel suo genere, una fiducia che i rossoneri hanno concesso sempre a tempo all’estremo difensore romagnolo.

MILANO - 929 minuti: un record di imbattibilità che dura dal 27 febbraio del 1994, 22 anni nei quali Sebastiano Rossi ha conservato il ruolo di portiere meno battuto della storia del calcio italiano. Era il Milan di Fabio Capello, una squadra che si avviava a conquistare il terzo scudetto consecutivo, orfana di Van Basten e con un attacco non estremamente prolifico, ma con una difesa pressochè impenetrabile: il Milan edizione 1993-94 chiuderà il campionato con 36 reti all’attivo e 11 al passivo, altro record difficilmente battibile sia per l’una che per l’altra statistica dei gol. Rossi inizia la sua cavalcata a saracinesca sprangata contro il Torino a San Siro (1-0 gol di Raducioiu) e la termina proprio quel 27 febbraio nella gara contro il Foggia che i rossoneri vincono per 2-1 subendo la rete del foggiano Igor Kolyvanov. Oggi quel record vecchio 22 anni sta per andare in pensione, a Gianluigi Buffon mancano 3 minuti per eguagliarlo, 4 per batterlo, impresa per nulla ardua, considerando anche che il portiere juventino avrà la possibilità di scavalcare Rossi nel derby contro il Torino, una formazione in crisi ed un atteggiamento tattico che agisce spesso di rimessa, per cui appare difficile un assalto granata nei primi 3 minuti di gioco.

Alternanza continua

Sebastiano Rossi è a un passo dall’abdicare e con lui sta per andare in archivio definitivamente un’epoca e il ricordo di un portiere fisicamente e tecnicamente fortissimo, ma con un carattere bizzoso, poco aperto al dialogo e difficilmente malleabile, caratteristiche che gli hanno impedito, ad esempio, di diventare il portiere della nazionale. La curiosità di Rossi, in effetti, è proprio questa: per oltre vent’anni è stato l’uomo dei record, nel pieno della sua carriera ha difeso la porta della squadra più forte del mondo (il Milan, appunto), ma non ha mai avuto la fiducia totale del club e degli allenatori. Acquistato dal Cesena per fare il secondo al compianto Andrea Pazzagli nell’estate del 1990, Rossi guadagna i gradi di titolare a metà stagione e a seguito di una serie di errori di Pazzagli contro Lazio, Cagliari ed Atalanta in campionato e contro il Marsiglia in Coppa Campioni, nell’andata di quella sciagurata partita del Velodrome e dei riflettori mezzi spenti.

Il record

Rossi gioca fino al termine della stagione, poi per un anno e mezzo si alterna in porta con un giovane Francesco Antonioli, messo poi definitivamente in disparte dopo la papera nel derby contro l’Inter all’inizio della stagione 1992-93, a beneficio di Rossi che torna titolare e colleziona record e vittorie fino al settembre del 1996 quando Tabarez gli preferisce il rampante Angelo Pagotto. L'allora giovane portiere dell’Under 21 soffre però San Siro ed inizia a inanellare pasticci, soprattutto nella gara casalinga del Milan contro la Sampdoria quando Pagotto al primo minuto di gioco tenta di scartare Montella in area di rigore causando il vantaggio genovese con Roberto Mancini. Di Pagotto si perdono le tracce, ma il Milan continua a non fidarsi di Rossi e in estate acquista Massimo Taibi, portiere del Piacenza; nell’anno orribile 1997-98, Taibi gioca le prime partite, poi imita Pagotto cercando di uccellare Inzaghi durante Milan-Juventus e provocando il pareggio del futuro centravanti milanista; Taibi se ne torna in panchina e Rossi è di nuovo titolare. Ma a luglio del 1998 Galliani porta a Milanello Jens Lehmann, portiere tedesco proveniente dallo Schalke 04, inizialmente amato dal pubblico milanista perché nel maggio 1997 con le sue parate aveva strappato la Coppa Uefa all’Inter, ma subito criticato dopo la disastrosa prova di San Siro contro la Fiorentina in cui Batistuta lo infila per tre volte facendogli passare la palla ovunque.

Ecco Abbiati

Il tempo di un’altra sconfitta a Cagliari con gol regalato al ruvido De Patre, ed ecco che anche il tedesco viene accantonato e Rossi riguadagna il posto in porta. Fino all’ultima giornata di andata, però, quando durante Milan-Perugia al 90’, il portiere rossonero subisce gol da Nakata su rigore e, ancora infastidito dalla concessione dell’estrema punizione e dalla battuta lenta e a scatti del giapponese, tira il collo (nel senso letterale della frase) al povero Bucchi, attaccante umbro, rimediando espulsione e 5 giornate di squalifica. Non tornerà più in campo, sostituito da un giovane Christian Abbiati che proprio grazie alla follia e al raptus di Rossi esordisce in serie A facendo scoprire al Milan un gran portiere di soli 21 anni, ancora oggi è uno dei pilastri dello spogliatoio rossonero.

Finale di carriera in calo

Nelle ultime due stagioni a Milano, Sebastiano Rossi si alterna con Abbiati e Dida in porta, ma è titolare solamente quando i due (Abbiati soprattutto) sono infortunati, finendo poi la carriera a Perugia quando ormai fisico e testa non lo sorreggevano più. Il record di 929 minuti è vicino a cadere, Buffon sta per soffiare a Rossi lo scettro, forse da domenica di Sebastiano Rossi si ricorderanno in pochi, di quel portiere alto due metri, nervoso ed irritabile, bravo ed insuperabile, eppure quasi sempre titolare ad interim.