24 maggio 2019
Aggiornato 07:30
Tennis sotto shock

Sharapova positiva all'antidoping

«Pensavate che vi annunciassi il mio ritiro. Ma se mai lo farò non sarà certo a Downtown Los Angeles e in un hotel con questa orribile moquette». Maria Sharapova non perde il suo stile pungente anche nel momento più difficile. Ha da poco annunciato di essere stata trovata positiva all'antidoping, e più precisamente al Meldonium.

LOS ANGELES - Tennis sotto shock. Maria Sharapova ha reso noto, nel corso di una conferenza stampa in un hotel di Los Angeles, di essere risultata positiva a un test antidoping, effettuato nel corso degli ultimi Australian Open, precisamente il 26 gennaio.
«Ho fatto un enorme errore: ho deluso i miei fan, lascio lo sport che pratico dall'età di quattro anni e che amo enormemente. Non voglio finire la mia carriera così, spero che mi venga concessa una nuova chance», ha detto la tennista russa.

La difesa della ventottenne russa
L'antidoping ha trovato tracce di un farmaco contro il diabete che contiene Meldonium. «L'ho preso negli ultimi dieci anni su indicazione del mio medico», ha spiegato la ventottenne russa. La sostanza è comparsa a dicembre nell'elenco di quelle proibite dall'Agenzia mondiale per il doping (WADA), poiché in grado di incidere sul metabolismo.
Secondo la nota ufficiale dell'ITF. La federazione internazionale del tennis, Maria Sharapova sarà sospesa in via provvisoria con effetto dal 12 marzo in attesa della definizione del caso.

Gli sponsor abbandonano la Sharapova
Dopo l'annuncio choc della sua positività per un farmaco assunto per dieci anni ma entrato nella lista della Wada solo da gennaio di quest'anno, Nike e Tag-Heuer, prestigioso marchio di orologi, hanno deciso di sospendere la sponsorizzazione. «Siamo molto sorpresi e rattristati - scrive Nike -, abbiamo deciso di sospendere il nostro rapporto con Maria Sharapova fino a che la situazione non sarà chiarita». Anche Tag Heuer sulla stessa linea: «Stavamo discutendo il rinnovo - si legge in un comunicato - ma vista la situazione, è meglio aspettare».