22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Indagini in corso

«Spy story, la Ferrari non c'entra niente»

A dichiarare l'innocenza della rossa di Maranello nella nuova vicenda di spionaggio industriale in Formula 1, stavolta ai danni della Mercedes, non è solo il presidente Sergio Marchionne, ma anche la stessa squadra tedesca

ROMA – Con la nuova spy story in Formula 1, la Ferrari non c'entra niente. Era stato il presidente in persona, Sergio Marchionne, a giurare sull'innocenza della sua squadra, solo due giorni fa nel tradizionale incontro di Natale con i giornalisti italiani a Maranello: «Non conosco questo ingegner Hoyle – aveva spiegato – Non abbiamo mai ricevuto dati sul motore Mercedes: questo è un abile trucco di un avvocato furbo. Faremo tutto ciò che potremo per dimostrare che la Ferrari non ha nulla a che fare con questa storia». E per provare l'estraneità di Maranello non ci è voluto molto: è bastato aspettare altre quarantott'ore e la stessa Mercedes, con un comunicato stampa diramato nella serata di ieri, ha cancellato ogni sospetto che poteva pendere sulla testa del Cavallino rampante. «Le nostre indagini hanno dimostrato che non esistono ragioni di credere che le informazioni sottratte siano state trasferite alla Ferrari – si legge nella nota – né alcun documento del tribunale fa alcun'accusa riguardo eventuali condotte inappropriate della Ferrari».

Spie di nuovo al lavoro
La rossa è innocente, dunque. Ma il caso non si chiude qui, anzi. Nel mirino continua a rimanere il sospettato numero uno: l'ingegner Benjamin Hoyle. Che è accusato di essersi appropriato di dati riservati della sua squadra: proprio come accadde otto anni fa ai danni della stessa Ferrari, nella prima e più nota spy story. Il protagonista, in quel caso, fu Nigel Stepney, allora capomeccanico della Scuderia, che poi perse la vita nel 2014 all'età di 56 anni in un tragico incidente d'auto. Ma la procedura usata, secondo le prime ricostruzioni, sembra molto simile: la sottrazione di informazioni tecniche segretissime, stavolta non tramite rischiose fotocopie, ma con una semplice chiavetta Usb. Dentro, l'ex ingegnere della Mercedes avrebbe inserito tutti i dati dell'ultimo Gran Premio di Ungheria, compresi alcuni importantissimi numeri che riguardavano il chilometraggio e i guasti del propulsore, ma anche un codice che permette a chi lo possiede di decrittare i dati grezzi raccolti in gara sulle monoposto di Lewis Hamilton e Nico Rosberg.

L'inchiesta Mercedes
Hoyle, probabilmente, sperava di sfruttare queste informazioni a suo vantaggio, per guadagnarsi un nuovo posto di lavoro dopo l'uscita dalle frecce d'argento, ma la Ferrari ha gentilmente declinato la sua discutibile offerta. L'indagine del costruttore tedesco, tuttavia, prosegue: «C'è un'investigazione interna in corso riguardo la sottrazione di informazioni confidenziali della Mercedes da parte di mister Hoyle – si legge nello stesso comunicato ufficiale – per proteggere sia la Mercedes che qualsiasi azienda che potrebbe ricevere queste informazioni da potenziali danni. La Mercedes continuerà questa investigazione finché non riuscirà a recuperare tutte le informazioni, il che richiederà ancora altri due-quattro mesi. E continuerà a proteggere i suoi interessi, anche procedendo in sede legale contro il signor Hoyle, contro il potenziale trasferimento inappropriato di informazioni confidenziali nell'industria dell'automobilismo».