12 luglio 2020
Aggiornato 02:30
La storia italiana nelle corse

Il sogno di Marchionne: «Alfa Romeo torni in F1»

Il presidente della Ferrari ha lanciato l'idea ieri, nel corso del tradizionale pranzo natalizio con la stampa: «Il marchio rimane nel cuore degli appassionati». E ci sarebbe un modo per realizzare il ritorno già dal prossimo anno

MARANELLO – La Alfa Romeo torna in Formula 1? Per ora siamo ancora lontani da un annuncio reale, perciò è più corretto parlare di sogno. Ma siccome a coltivarlo è nientemeno che il presidente della Ferrari e del gruppo Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, trasformarlo in realtà potrebbe non essere così impossibile. Ieri, in occasione del tradizionale pranzo di Natale dei vertici del Cavallino rampante con la stampa, il numero uno della Scuderia ha rivelato questo retroscena che ha del clamoroso: da qualche mese, nel consiglio di amministrazione del costruttore automobilistico italiano si discute di come ravvivare l'immagine della casa del biscione. E la direzione più logica sembrerebbe proprio quella di un ritorno alle corse: l'ambiente naturale, per un marchio che si è deciso di posizionare come «quello sportivo» del gruppo Fiat.

Le parole del boss
Eppure, è addirittura dagli anni '90, quando vinceva titoli a ripetizione nel Turismo, che nessuna Alfa Romeo ha più calcato le piste. Figuriamoci se pensiamo alla Formula 1, dove l'azienda milanese fu presente per l'ultima volta da fornitore di motori nel 1988 e come costruttore indipendente nel 1985. Ma dove le ultime vittorie risalgono agli anni '50: fu proprio una Alfa, infatti, quella guidata da Giuseppe Farina, ad aggiudicarsi il primo Mondiale nel 1950. Altri tempi, un'altra epoca. Che i veri appassionati, però, non hanno dimenticato: «È incredibile come il marchio Alfa rimanga nel cuore delle persone – ha dichiarato ieri Marchionne nella sua conferenza stampa a Maranello – Proprio per questa ragione stiamo pensando di riportarlo a correre in Formula 1, come nostro concorrente. Questo ritorno sarebbe molto importante per la Alfa».

La soluzione è dietro l'angolo
Non solo per ragioni sportive e storiche, di cuore insomma. Ma anche per motivi ben più prosaici, che hanno a che fare con il calo significativo nelle quote di mercato che la casa milanese ha subito negli scorsi decenni. Lo stesso Marchionne, però, si è messo in testa di rilanciarla, e ci ha investito parecchio, dando il via ad una nuova offensiva di prodotto che scatterà nei prossimi due anni, con un occhio particolare al mercato americano. Una ragione in più per sfruttare tutta l'esposizione mediatica internazionale offerta dal circus della Formula 1: in particolare dall'accostamento con la Ferrari, che per la prima volta nel 2015 ha iniziato ad inserire tra i loghi dei suoi sponsor anche quello della Alfa Romeo. Difficile, però, che come negli anni '80 il marchio ritorni nella massima serie dell'automobilismo con una sua propria squadra. C'è una soluzione molto più praticabile, addirittura dietro l'angolo: marchiare con il nome Alfa Romeo uno dei motori che la Ferrari fornisce ai suoi team clienti. Si sussurrava che questa idea potesse realizzarsi con la Red Bull, se solo si fosse trovato l'accordo di fornitura dei propulsori con le «lattine», che però hanno deciso di proseguire con la Renault, marchiata Tag Heuer. Restano altre tre alternative: oltre alla solita Sauber anche le nuove Toro Rosso e Haas. Sarà una di queste tre a riportare in Formula 1 il glorioso marchio della Alfa Romeo?