30 agosto 2025
Aggiornato 15:00
Il maestro e l'allievo ai ferri corti

Valentino Rossi e Marc Marquez, macché «grandi amici»

Il contatto all'ultima curva del Gran Premio d'Olanda ha fatto esplodere la rivalità accesa tra i due piloti più talentuosi della MotoGP di oggi. Che, al di là delle differenze caratteriali, in pista sono più simili di quanto loro stessi non siano disposti ad ammettere

ROMA – A telecamere accese, Valentino Rossi e Marc Marquez continuano a giurare che, tra di loro, nulla sia cambiato. «Penso di no», taglia corto il Dottore. «Spero di no, fuori pista è tutto ok – spende qualche parola in più l'iberico – Ma in pista lui sta lottando per il campionato del mondo e io sto cercando di vincere più gare possibili». Dietro le quinte, però, alla versione ufficiale di Rossi e Marquez grandi amici non sembra ormai credere proprio più nessuno. Da una parte c'è il 22enne spagnolo: che non ha mai nascosto una profonda ammirazione per il campione di Tavullia; un tempo suo eroe, quando pilota lo era solo nei sogni d'infanzia, ma oggi che si fa sul serio diventato il più tosto degli avversari da battere. Dall'altra il 36enne pesarese: che in Marquez sembra avere individuato solo l'ultimo di una lunga serie di rivali giurati (Biaggi, Gibernau, Capirossi, Lorenzo, Stoner...) da annichilire psicologicamente fuori dal circuito prima ancora che in corsa.

Guerra di nervi
In questo senso vanno lette le parole, sempre scherzose ma non prive di veleno, che Vale ha rivolto a freddo a Marquez dopo il controverso incontro ravvicinato nel Gran Premio d'Olanda ad Assen: «Diciamo che a lui piace il contatto... – ha sorriso durante la sua apparizione come ospite d'onore del festival della velocità di Goodwood – Io comunque ero pronto, ho fatto un sacco di allenamenti sulla ghiaia, quindi nessun problema». Seppure a distanza, anche il due volte iridato della Honda non ha risparmiato gli attacchi verbali al suo ex beniamino: «Ho sempre detto che da Valentino c’è sempre da imparare, oggi ho imparato a fare motocross. Se succederà in futuro un’occasione simile saprò come comportarmi». La sua versione resta quella della scorrettezza della manovra del rivale e della sua vittoria morale: «Un domani, quando un altro pilota farà qualcosa di simile, potremo dire: "A Valentino non successe nulla"». Salvo tacere quando Rossi gli ha ricordato lo storico e altrettanto criticato sorpasso al Cavatappi di Laguna Seca, che Marquez eseguì nel 2013 ripetendo in fotocopia il precedente dell'italiano datato 2008.

Così diversi, così uguali
Perché la verità è questa. Al di là del tifo, al di là delle dichiarazioni di circostanza, al di là delle differenze caratteriali, restano due campioni che si somigliano più di quanto loro stessi siano pronti ad ammettere. Almeno all'apparenza, più guascone Valentino (ma non privo di sensibilità), più bravo ragazzo Marc (ma capace di una notevole cattiveria agonistica); entrambi talentuosi, spregiudicati e disposti a tutto pur di cogliere il loro unico obiettivo: la vittoria. In molti, nel paddock, sono pronti a scommettere che, se al posto di Rossi si fosse ritrovato Marquez, in quell'ultima chicane si sarebbe comportato esattamente alla stessa maniera. È per questo che Marc, fin dal suo debutto, viene considerato da tutti come un figlio agonistico di Vale. Ed è per questo che gli fa ancora più male essere stato sconfitto per l'ennesima volta, in una gara di furbizia e di maturità mentale prima ancora che di motociclismo, dal suo maestro. Che l'allievo non è ancora pronto per superare.