18 agosto 2019
Aggiornato 00:30

Alonso non correrà il GP d'Australia: bloccato dai medici

Non bastano i guai al motore, sospettati di aver causato l'incidente di Barcellona: sulla testa della McLaren arriva anche la tegola dell'assenza del suo pilota di punta. Ma il team non ci aveva detto che stava bene?

WOKING – Il Mondiale 2015 di Formula 1 comincerà senza Fernando Alonso. Nonostante la stessa McLaren avesse definito «perfette» le condizioni fisiche del pilota asturiano a seguito dell'incidente dello scorso 22 febbraio durante i test di Barcellona, infatti, i medici hanno preferito la cautela. Per questo, «al termine di una lunga serie di prove e di tac, le ultime delle quali risalgono a ieri sera», si legge nella nota ufficiale diramata dal team, la decisione è stata quella di consigliargli un prolungamento del periodo di riposo forzato. «Non esistono segni di infortunio – precisa la scuderia – ma bisogna evitare il rischio di qualsiasi altro potenziale trauma cranico. Si tratta della normale procedura medica».

Sia il squadra di Woking che il pilota, dunque, si sono dovuti adeguare ai consigli dei sanitari. «Sarà dura non correre in Australia, ma comprendo e accetto le raccomandazioni – è l'unica dichiarazione rilasciata a caldo dal due volte campione del mondo, attraverso Twitter – No a un secondo impatto in meno di 21 giorni», ha aggiunto, chiudendo con l’hashtag #countdownMalaysia, che lascia intendere che l'iberico conti di ripresentarsi al volante nel successivo Gran Premio, previsto il 29 marzo a Sepang. A prendere il suo posto sarà il collaudatore Kevin Magnussen, reduce da un'intera stagione trascorsa come titolare alla stessa McLaren prima di essere sostituito proprio da Alonso.

Il danese aveva preso il posto dello spagnolo negli ultimi test di Barcellona, pur riuscendo a percorrere solo 39 giri prima di finire sotto la mannaia dei soliti problemi al motore, che hanno travagliato tutto l'inverno della squadra fondata da Ron Dennis. Già, perché l'assenza del loro pilota di punta non sarà l'unica fonte di preoccupazione in vista del debutto stagionale. La principale viene proprio dal neonato propulsore Honda: la casa giapponese, pluri-iridata negli anni '80 in coppia con la McLaren, è tornata in Formula 1 solo quest'anno e si è subito trovata in difficoltà nel confronto con i fornitori rivali, che al contrario hanno avuto dodici mesi di tempo per sviluppare i nuovi sistemi ibridi.

La parte elettronica, in particolare quella di recupero dell'energia, ha fatto penare i tecnici nipponici al punto che, dopo i numerosi guasti manifestati al banco prove, anche i test invernali in pista hanno confermato lo stesso deprimente trend. Con il risultato che la McLaren non ha avuto a disposizione nemmeno un giorno intero senza incorrere in qualche inconveniente di affidabilità. E una delle teorie sulla mai sufficientemente chiarita dinamica dell'incidente di Alonso fa risalire la perdita di conoscenza del pilota spagnolo proprio ad una scossa da 600 Watt partita dalla batteria del KERS. Solo un'ipotesi, certo, ma indubbiamente inquietante. E il giallo di una condizione fisica definita «perfetta», ma che alla luce dei fatti forse tanto perfetta non è, ci inquieta ancora di più.