20 ottobre 2019
Aggiornato 23:30

Monza corre la gara della sopravvivenza

Il patron Bernie Ecclestone vuole eliminare l’autodromo dal calendario dopo il 2016. Ma una norma in discussione domani in parlamento potrebbe salvarlo.

MONZA – Il futuro dell'autodromo di Monza passa da Roma. Sarà infatti in discussione domani in parlamento (sempre che l'aula lo ritenga ammissibile) un emendamento cruciale per l’avvenire del Gran Premio d'Italia di Formula 1: quello che defiscalizza l'investimento, da circa venti milioni di euro, promesso dalla Regione Lombardia. Il governo Renzi lo aveva inserito già nella legge di stabilità del Natale scorso, da cui però era improvvisamente sparito, salvo rispuntare nel nuovo decreto milleproroghe. Un balletto politico e burocratico, ma con riflessi fondamentali per il destino dell'automobilismo nel nostro Paese.

Se l'esecutivo, infatti, non rinunciasse agli 8-10 milioni di euro di tasse connessi all'operazione, il presidente regionale Roberto Maroni sarebbe costretto a fare un passo indietro: dunque bisognerebbe dire addio alla nuova super-direzione che accorperebbe il parco, la Villa reale e l’autodromo. In ballo ci sono cifre importanti, per le casse sempre più vuote degli enti locali. Anche perché almeno altri dieci milioni la gestione dell'impianto monzese dovrà sborsarli a Bernie Ecclestone, il patron della Formula 1, che pretende di raddoppiare la quota imposta per ospitare il Gran Premio: da 11-12 a 20-22 milioni di euro. «I termini dell'attuale contratto con Monza sono un disastro - ha attaccato senza mezzi termini il boss del circus - Se non li modificheremo, dopo il 2016 diremo addio all'Italia».

Ad occuparsi di questa patata bollente è oggi la nuova dirigenza dell'autodromo, nelle mani di Francesco Ferri, insieme al neo-presidente della Sias, la società che gestisce il circuito, Andrea Dell’Orto e del numero uno dell'Automobile Club Milano, Ivan Capelli, già pilota della Ferrari e telecronista Rai. A loro spetterà il compito di far quadrare i conti, non solo dell'intero bilancio della struttura (tornando ad aumentare il numero di eventi organizzati, a partire dall’auspicato ritorno della Superbike) ma anche e soprattutto dell'operazione Gran Premio. Se un tempo nelle casse di Monza entravano infatti molti ricavi collaterali (ad esempio i biglietti di lusso venduti agli ospiti vip per assistere alla gara dalla palazzina sopra al traguardo, ora finita anch’essa nella disponibilità di Ecclestone), oggi l'unico introito per la pista resta quello della vendita dei ticket per le tribune. Cruciale, dunque, è aumentare il numero di spettatori, letteralmente crollato negli ultimi anni, magari sfruttando il traino della vicina Expo di Milano.

Oppure, perché no, affidarsi a uno sponsor, «seguendo l'esempio della Red Bull che ha fatto rivivere il Gran Premio nella sua pista di casa a Zeltweg, in Austria», è l'idea lanciata dallo stesso Francesco Ferri al Corriere della sera. Nella speranza che queste nuove iniziative convincano lo stesso Ecclestone a venire incontro alle esigenze dell’autodromo, per far sopravvivere uno dei Gran Premi che ha maggiormente segnato la storia della Formula 1. «E se così non fosse - chiosa sicuro Ferri - abbiamo predisposto un piano B che manterrebbe una serie di gare e di attività complementari. L'autodromo di Monza andrà avanti. Con o senza la Formula 1».