23 agosto 2019
Aggiornato 11:00
Caso Schwazer

«La Kostner non ha coperto nessuno»

«Alex le aveva chiesto di rispondere all'ispettore antidoping che lui non era in casa perché aveva dato un'altra reperibilità ed era seccato che lo avessero cercato lì dove non dovevano». E' questa la ricostruzione fatta dalla Kostner, nelle parole dei suoi legali, dinanzi alla Procura Antidoping del CONI dopo una audizione durata oltre quattro ore.

ROMA - «Carolina Kostner non ha coperto niente e nessuno. Alex le aveva chiesto di rispondere all'ispettore antidoping che lui non era in casa perché aveva dato un'altra reperibilità ed era seccato che lo avessero cercato lì dove non dovevano. Questa cosa è stata intesa da Carolina come una violazione della privacy. Poi ha chiamato Alex dicendo che doveva dire alla Wada che dovevano cercarlo a Racines». E' questa la ricostruzione fatta dalla Kostner, nelle parole dei suoi legali, dinanzi alla Procura Antidoping del Coni dopo una audizione durata oltre quattro ore.

OMESSA DENUNCIA - La ventisettenne pattinatrice è stata convocata per rispondere di complicità e omessa denuncia rispetto alla posizione delle'ex fidanzato Schwazer prima fermato per epo e poi squalificato fino al 2016. L'altoatesina, bronzo olimpico a Sochi, aveva disertato la prima convocazione di venerdì scorso per partecipare alle prove generali di un show sul ghiaccio andato in scena lo scorso weekend all'Arena di Verona.

LEI NON SAPEVA NULLA - Per i legali Giovanni Fontana e Massimiliano Di Girolamo, con accanto l'agente dell'atleta, Giulia Mancini, la Kostner «non rischia le medaglie e non sa cosa sia il doping. Non ha vinto le medaglie per aver detto all'ispettore che Schwazer era a casa quel giorno. Perché dovrebbe rischiare?». Sulla eventuale presa di coscienza che Schwazer si stesse dopando, l'avvocato Fontana ha risposto: «Lei non sapeva nulla. Era assolutamente in buona fede. Chi come Alex ha fatto uso di sostanze dopanti non lo va a raccontare a destra e a sinistra. Devi saperlo per denunciarlo».

CACCIA ALLE STREGHE - Sull'eventuale deferimento il legale ha chiosato: «Il Coni si è sempre ben comportato nella gestione di tutte le procedure antidoping ma si vive un clima da caccia alle streghe in cui tutto il mondo sembra si sia schierato contro. Ci dispiacerebbe se la valutazione, ma così non sarà, sia tirata un po' da questa situazione».