20 gennaio 2022
Aggiornato 15:00
calcio - Nazionali

Il nuovo ct Dunga bacchetta il Brasile di Scolari: «Troppe lacrime»

Si presenta a muso duro Carlos Dunga ai suoi nuovi calciatori e ai tifosi che lo contestano: «Sembra che siano tutti contro di me, però ora su questa panchina ci sono io, tocca ancora una volta a me».

RIO DE JANEIRO - Malgrado un curioso soprannome («Cucciolo»), dovuto alla sua somiglianza con il nano di Biancaneve, la sua fama di duro l’ha sempre accompagnato durante la sua carriera, sia in campo che in panchina. E il nuovo ct della Seleçao non perde tempo per far capire ai suoi calciatori che adesso sarà il caso di cambiare registro: «Gli uomini non piangono». Carlos Dunga critica apertamente il pianto facile dei giocatori del Brasile durante i Mondiali, tanto che Luiz Felipe Scolari, suo predecessore, ha dovuto fare ricorso a una psicologa per tranquillizzare gli animi di Thiago Silva e compagni. «Quelle scene di pianto come nella partita contro il Cile stonano nel mondo del calcio - afferma il neo ct della Seleçao in un'intervista al settimanale «Veja» -. Noi siamo sessisti, abbiamo l'idea che l'uomo non piange, però dobbiamo saper rispettare tutti. Lo psicologo non so se sia una soluzione. Non ho nulla contro, ma difficilmente un giocatore si apre in cinque minuti. La prima cosa che pensa è: «E se racconta tutto all'allenatore?»».

ORA QUI CI SONO IO, ANCORA UNA VOLTA - Quanto al gran rifiuto del capitano, Thiago Silva, a calciare il rigore contro il Cile, Dunga dice che «la situazione è molto complessa. Ha pensato: «se sbaglio, non posso più mettere piede in Brasile». Perlomeno è stato onesto e ha avuto il coraggio di dire che non era preparato». Altra tirata d'orecchie a quelli che sono ora i suoi giocatori per il comportamento prima della partita con la Germania: troppa preoccupazione per l'assenza di Neymar: «Non mi è piaciuto. Il messaggio trasmesso è stato «abbiamo perso un guerriero». Però se andiamo in guerra - sottolinea Dunga - non possiamo fermarci a piangere le perdite. Dobbiamo dare forza al soldato che entra al suo posto». E sulle polemiche relative al suo ritorno alla Seleçao, Dunga scherza: «Non vedo per le strade questo rifiuto nei miei confronti che si evince dai sondaggi. Su dieci intervistati, dieci sono contro di me. Nemmeno Giuda aveva così tanta gente contro. Dicevano che era il turno di Tite. Dicono sempre che sia il turno di qualcun altro. Però ora qui ci sono io, ancora una volta».