23 giugno 2024
Aggiornato 03:00
Derby in Vaticano

Papa Francesco alle guardie svizzere: «Sarà guerra»

Gustoso siparietto raccontato dall’agenzia francese I.Media. Anche il rabbino Sorka racconta un simpatico episodio calcistico, protagonista Jorge Maria Bergoglio.

CITTÀ DEL VATICANO - Lo ha detto e ridetto: «L'ho promesso a Dilma Roussef, non farò il tifo». Papa Francesco è ormai l'argentino più famoso del mondo. Ed è un tifoso accanito di calcio. Sebbene gli amici di Buenos Aires giurino che in cuor suo sta tifando Argentina, i molti impegni e il ruolo non permettono a Jorge Mario Bergoglio di schierarsi pubblicamente con Lionel Messi e compagni e ravvivare, da romano Pontefice, la tradizionale competizione tra Brasile e Argentina. Come ha garantito, con una punta di humor, alla presidente del Brasile. Un uomo incline alle battute come Jorge Mario Bergoglio, però, non poteva farsi sfuggire una battuta in vista del match tra Argentina e Svizzera di questa sera alle 18. A casa Santa Marta, dove risiede in Vaticano, è circondato dalle Guardie svizzere che sorvegliano su di lui come angeli custodi. E - lo riporta l'agenzia francese I.Media - incontrando uno di loro in questi giorni, ha lanciato il guanto di sfida: «Sarà la guerra!». Gli Svizzeri, peraltro, piccolo corpo di difesa del Pontefice dal sacco di Roma del 1527, hanno invitato il Papa a seguire la partita sul maxi-schermo che hanno installato nel loro quartier generale in Vaticano. E il Papa avrebbe ringraziato spiegando che «purtroppo» ha da fare.

PASSIONE SAN LORENZO - Non è la prima volta che Bergoglio usa il tifo di calcio per scherzare e accorciare le distanze con gli altri. Tifoso fin da bambino del San Lorenzo Almagro, la squadra del popolare quartiere Boedo di Buenos Aires (al punto che, da arcivescovo di Buenos Aires e ancora da Papa ha la tessera di abbonamento), iniziò con una "provocazione" calcistica la sua amicizia col rabbino argentino Abraham Sorka che a maggio scorso lo ha accompagnato a Gerusalemme: una volta, ha raccontato alla Civiltà cattolica l'esponente ebraico, «mi chiese di quale squadra di calcio fossi tifoso. Io gli dissi che ero del River Plate, lui invece teneva per il San Lorenzo. I tifosi delle squadre avversarie chiamano spesso «galline» quelli del River, perché per ben diciott'anni, dal 1958 al 1975, hanno avuto le migliori opportunità di vincere il campionato e l'hanno sempre perso proprio alla fine. Credo fosse il 25 maggio 1999. Il San Lorenzo stava facendo un'ottima stagione calcistica, mentre il River andava piuttosto male». Alla fine del tradizionale Te deum nella cattedrale di Buenos Aires, Skorka si avvicina a Bergoglio per commentare le Scritture. «Non appena conclusi le mie osservazioni, mi guardò profondamente negli occhi e mi disse: 'Mi sa che quest'anno mangeremo zuppa di gallina'. Impiegai qualche decimo di secondo a rendermi conto del doloroso affronto, e a replicare virilmente: 'Ma lei vuole la guerra!'. Il nunzio, stupefatto, intervenne: 'Questa parola non può essere pronunciata in questo luogo santo'. Insistetti: 'Vuole la guerra'. Intervenne Bergoglio, rivolto al nunzio: 'Stiamo parlando di calcio'».
Quello scambio scherzoso «sbaragliò qualsiasi norma protocollare. Però io avevo avvertito un significato più profondo, per cui non l'avevo preso soltanto come una battuta. Mi aveva fatto capire che con l'arcivescovo si poteva parlare francamente, senza eufemismi e perifrasi diplomatiche. Avevo scoperto un interlocutore che, come me, non amava perdere tempo girando attorno alle questioni, ma preferiva puntare dritto al sodo. Fu in quel momento che la nostra amicizia cominciò a nascere. Sentivo di poter condividere le mie preoccupazioni con l'arcivescovo della città, e infatti fu così».