2 giugno 2020
Aggiornato 14:30
Dopo commenti razzisti

Sterling cede alla NBA e vende i Clippers

Girerà le sue azioni alla moglie, che venderà la proprietà. Anche la moglie avrebbe quindi cambiato idea, visto che aveva dichiarato di non avere intenzione di vendere il 50% delle azioni della squadra in suo possesso.

LOS ANGELES - Donald Sterling ha ceduto alle pressioni: il proprietario dei Los Angeles Clippers, bandito a vita dalla Nba - il campionato professionistico di basket in Stati Uniti e Canada - dopo i commenti razzisti emersi da una telefonata resa pubblica, venderà la squadra. Sterling passerà la proprietà alla moglie Shelly, che venderà la squadra, secondo quanto riferito da fonti vicine alla proprietà agli organi di stampa americani. Anche la moglie avrebbe quindi cambiato idea, visto che aveva dichiarato di non avere intenzione di vendere il 50% delle azioni della squadra in suo possesso. Sterling, 80 anni, è proprietario dei Los Angeles Clippers dal 1981.

IL CASO - Il caso Sterling è scoppiato alla fine di aprile, quando il sito di gossip Tmz ha pubblicato una conversazione con la sua presunta fidanzata, V. Stiviano, in cui il proprietario dei Clippers invitava la ragazza - tra l'altro di origini afroamericane e messicane - a «non farsi fotografare con dei neri», di «andarci pure a letto», ma di «non portarli alle sue partite». A scatenare la rabbia di Sterling era stato uno scatto con Magic Johnson, uno dei più grandi giocatori nella storia della pallacanestro, postato su Instagram. Sterling era già stato accusato in passato di razzismo e discriminazione dai suoi dipendenti; inoltre, avrebbe discriminato le persone in base alla razza per gli appartamenti di sua proprietà che affittava. Sterling è un ex avvocato ed è attualmente il presidente più longevo della lega.

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