10 dicembre 2019
Aggiornato 03:00

Schwazer: All'estero l'antidoping non esiste

«Nessuno dà uno sguardo al di là dell'Italia, dove l'antidoping non esiste». Parole di Alex Schwazer: il 27enne marciatore azzurro, che era stato escluso dalle Olimpiadi di Londra 2012 per doping, si confessa in una lunga intervista al Tg1 che andrà in onda stasera

MILANO - «Nessuno dà uno sguardo al di là dell'Italia, dove l'antidoping non esiste». Parole di Alex Schwazer: il 27enne marciatore azzurro, che era stato escluso dalle Olimpiadi di Londra 2012 per doping, si confessa in una lunga intervista al Tg1 che andrà in onda stasera. E torna su quei momenti drammatici che l'hanno spinto a utilizzare sostanze illecite: «Dopo Pechino sono stati tanti gli episodi che mi hanno fatto prendere quella decisione - spiega Schwazer -. Non è facile dover gareggiare contro atleti nei confronti dei quali c'è tanto sospetto. Vi posso dire che negli anni è diventata dura gareggiare contro questi avversari. Ci si sente presi in giro. Se uno qua da noi si dopa non è perché vuole avere un vantaggio, ma perché vuole finalmente gareggiare alla pari».

Schwazer rivela che, per anni, atleti avversari dei Paesi dell'Est ripetevano spesso un concetto: «Se Alex non fosse italiano avrebbe fatto registrare un tempo inferiore di cinque minuti. Per me era difficile non partire alla pari con gli altri, anche se in passato lo avevo fatto e avevo vinto, ma dentro di me non ero più sereno, vivevo tutto in maniera negativa. Ho sbagliato. Forse mi sarei dovuto fermare per un anno, occuparmi di altre cose e probabilmente sarei rientrato e avrei vinto come a Pechino. La tristezza e la rabbia mi hanno spinto a fare un terribile errore».

L'atleta, che adesso sta cercando di cambiare vita e si è iscritto alla facoltà di economia all'università di Innsbruck, parla infine del rapporto con la sua fidanzata Kostner: «Lei sta bene. La gente deve sapere che quando due atleti di vertice stanno insieme, il rapporto non si può paragonare a quello delle coppie normali che lavorano e si incontrano alla fine della giornata. Noi non ci vediamo per lunghi periodi e ci sentiamo solo al telefono. Chi pensa a un rapporto normale è ovvio che dica: cavolo, lui mette l'eritropoietina nel frigorifero e lei non si accorge di nulla, ma non è così. Quando uno decide di doparsi o si confida con qualcuno, oppure sceglie il segreto e non lo dice a nessuno. Come ho fatto io».