21 giugno 2024
Aggiornato 09:30
Intervista di Massimo Solani - L'Unità

Violenza calcio, Marco Minniti: «Servono risposte severe»

«Maroni ora ci spieghi cosa non ha funzionato»

«Adesso servono risposte severissime contro gli autori delle violenze. Non si può in nessun modo dare il messaggio che passata l’emergenza è ricominciata la ricreazione. Sarebbe un passo indietro gravissimo».
Quando era al Viminale in veste di viceministro dell’Interno Marco Minniti si trovò ad affrontare l’emergenza stadi del dopo Raciti. Una situazione che richiese interventi durissimi e che preparò il campo alle nuove norme del decreto Amato. Un lavoro che oggi Minniti vede a rischio dopo gli incidenti di Roma-Napoli.

Onorevole,che intende quando parla di «ricreazione»?
«Su un tema come la violenza sportiva non si può mai abbassare la guardia. Il decreto varato dal governo Prodi dopo l’omicidio dell’ispettore Raciti ha prodotto risultati importanti anche perché venne accompagnato da misure drastiche che non si fermarono davanti alle proteste».

Quel giro di vite, lo dicono i dati, produsse un drastico calo degli incidenti e, cosa importante, un aumento degli spettatori negli stadi.
«Esattamente. Numeri che sono la conseguenza anche degli interventi mirati sugli spostamenti delle tifoserie in trasferta, studiati per evitare esodi di massa. Esattamente quello che è successo domenica a Napoli».

Dopo la morte dell’ispettore Raciti il Viminale decise di ridare impulso all’Osservatorio sulle manifestazioni sportive. Perché si seguì quella strada?
«Rafforzammo l’Osservatorio perché diventasse a tutti gli effetti la sede di ogni decisione sullo svolgimento delle gare, e lo affidammo alla guida dell’allora vicecapo vicario della Polizia Antonio Manganelli, oggi capo della Ps. In quel luogo, attraverso il confronto fra tutte le componenti dell’ambiente calcistico, erano prese decisioni spesso difficili e impopolari. Non vorrei che adesso, passata la fase più acuta, si tornasse indietro rimettendo in cima ai pensieri l’idea dello spettacolo a tutti i costi. Prima del nostro intervento la sicurezza pubblica era l’ultimo dei problemi, dopo le esigenze delle tv e delle società. Noi invertimmo l’ordine rimettendo la sicurezza e l’incolumità di tutti in cima ad ogni nostra preoccupazione».

Arrivato al Viminale il ministro Maroni ha optato per una sorta di «duplicazione» dell’Osservatorio con la creazione Comitato Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive. A cosa serve?
«Sinceramente non ho capito il significato di una tale manovra nè quali sono i compiti del Comitato. Già all’interno dell’Osservatorio, in fase di decisione su una determinata gara, erano analizzate tutte le informazioni fornite dall’intelligence. A che serve allora un nuovo organismo?»

Per ora alla prima prova si può dire con certezza che aprendo le porte dell’Olimpico ai tifosi del Napoli si è quantomeno sottovalutato il rischio.
«Non sappiamo ancora cosa sia successo, ma nessuno pensi di liquidare quanto accaduto chiedendo semplicemente un rapporto al questore di Napoli. Il ministero dell’Interno dovrà spiegare come sono andate le cose e affrontare la responsabilità politica degli incidenti».

Sta dicendo che chiamerete il ministro Maroni a riferire in parlamento?
«Certamente. Il ministro dovrebbe ad esempio spiegarci che tipo di rapporti esistono fra il Comitato e l’Osservatorio. Se c’è il rischio di una duplicazione dei compiti, se esiste un rapporto di comunicazione e come ha funzionato nella vicenda di Napoli. Questo nuovo comitato ha cambiato una catena di comando che funzionava? Anche perché non vorrei che il governo, sull’onda dell’interventismo e della novità da presentare agli italiani, avesse deciso di buttare via esperienze che hanno già dato buoni frutti solo per dare agli italiani l’impressione di essere intervenuti».