Il cardiologo risponde

Dolore al torace, quando bisogna sospettare un attacco cardiaco

Riconoscere il dolore da infarto e agire tempestivamente per evitare conseguenze gravi. I consigli del dottor Carlo Maggio

Il dolore toracico è un tema di ampie proporzioni perché investe moltissimi organi – spiega il dottor Carlo Maggio, medico chirurgo specializzato in Cardiologia. Come immaginate, infatti, all’interno del torace ci sono l’esofago, i polmoni, la pleura e il pericardio. Di conseguenza il dolore toracico è una vera e propria babele. Ma il dolore toracico che ci interessa di più è quello legato al cosiddetto attacco di cuore, un termine che usano anche gli americani e gli inglesi: heart attack. Tale terminologia dal punto di vista medico suona male perché più che di attacco cardiaco si parla di infarto cardiaco o di angina pectoris instabile.

Il dolore da infarto
«Su qualsiasi libro voi lo troverete descritto in maniera precisa e dettagliata. Si tratta di un dolore che generalmente ’’stringe’’ a tal punto che il paziente pone un pugno sul petto. In alcuni casi si ha la sensazione di un peso eccessivo oppure si manifesta con un dolore urente, quasi come se si avesse qualcosa di molto caldo all’interno», continua il dottor Maggio.

Le sedi tipiche del dolore da infarto
«Ci sono delle sedi molto tipiche come quella retrosternale – dietro lo sterno. Oppure c’è anche la zona precordiale, davanti al cuore. Attenzione, perché a volte si può manifestare anche come dolore epigastrico pensando si tratti di un problema gastro-intestinale invece è un infarto della parte inferiore del cuore. Il dolore si può irradiare al collo o al braccio sinistro e dura molto a lungo con un’intensità elevata. In alcuni casi il paziente potrebbe avvertire una sensazione di morte imminente».

Quando la diagnosi è più difficile
«Un’altra manifestazione da infarto potrebbe essere una mancanza di fiato. Esistono anche degli equivalenti anginosi o, peggio, non si ha praticamente nessun sintomo. Oppure c’è un dolore totalmente atipico: noi ci aspettiamo il dolore allo sterno invece è da tutta altra parte», continua Maggio.

Come orientarsi, dunque?
«Noi generalmente valutiamo quello che è il rischio cardiovascolare globale del paziente: uno di sessant’anni, fumatore, diabetico, iperteso e una forte familiarità per infarto anche un dolore atipico dovrebbe metterlo in allarme. Mentre un soggetto giovane, di vent’anni, anche un dolore più tipico potrebbe essere di tutt’altro genere».

Agire tempestivamente in caso di infarto
«La prima cosa da fare è avvertire il medico, ma se la sintomatologia è importante non c’è un attimo da perdere ed è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso. Questo consente l’arrivo di un’ambulanza attrezzata che possa portare il paziente quanto prima in ospedale. Perché chi ha un infarto e riesce ad arrivare presto in ospedale può essere trattato in maniera congrua con – per esempio – l’angioplastica. Ovvero dell’aspirazione del trombo che si trova all’interno della coronaria dove si sta formando l’infarto e con la relativa dilatazione. E per questo è importante essere molto rapidi. Quello che si può suggerire è che bisognerebbe cercare di adottare degli stili di vita sani per evitare di arrivare a questo momento. Quindi farsi controllare periodicamente, smettere di fumare, ridurre il peso, fare attività fisica regolare. Questo è il consiglio per non arrivare poi al dolore e rispondere con l’emergenza», conclude il dottor Carlo Maggio.