29 giugno 2017
Aggiornato 05:30
Il gastroenterologo risponde

Epatite C, i nuovi farmaci e l’innovazione diagnostica

Il dottor Floriano Rosina a Diario Salute TV «La valutazione può essere eseguita – non più la biopsia epatica – ma con metodiche non invasive come la lastrografia epatica e fibroscan»

L’epatite C è una patologia infettiva, il cui virus che è stato scoperto 25 anni fa – spiega Floriano Rosina, direttore del centro Medical Team di Torino. Quello dell’epatite C è un virus in grado di determinare delle malattie di fegato prevalentemente ad andamento cronico che possono virare verso la cirrosi e il tumore del fegato.

Perché un virus pericoloso
«E’ un virus rilevante proprio perché è in grado di determinare una malattia di fegato evolutiva. Occorre premettere che non sempre tutte le malattie da virus C sono evolutive verso la cirrosi e il tumore del fegato ma è una percentuale non irrilevante che si colloca intorno al 25-30 per cento dei casi».

Come diagnosticare l’infezione
«L’infezione da virus C è difficile da diagnosticare. In genere il sospetto viene posto in seguito al riscontro di valori alterati del fegato come gli enzimi epatici e le transaminasi. Spesso tali valori vengono rilevati durante controlli di routine».

I sintomi dell’epatite C
«Occorre dire che è difficile attribuire dei sintomi specifici all’epatite C, perché generalmente ha un decorso assolutamente asintomatico. I sintomi si sviluppano nel caso intervengano cirrosi e varie complicazioni. Se non è occasionale, la diagnosi può essere richiesta specie nei pazienti che in passato hanno avuto motivi di esposizione al virus. Rappresentati per esempio da eventi trasfusionali antecedenti al 1990, terapie chirurgiche, tatuaggi o uso di stupefacenti».

La terapia per l’epatite C
«La terapia per l’epatite C esiste da circa 20 anni. Un tempo si utilizzava solo l’interferone, in seguito interferone e ribadirina ottenendo dei tassi di guarigione che si aggirano intorno al 40 per cento negli studi clinici e un 25-30 per cento nella pratica medica. Lo scenario, tuttavia, è drasticamente cambiato nel corso dell’ultimo anno per il fatto che sono stati sviluppati nuovi farmaci, i cosiddetti antivirali diretti di seconda generazione. Si tratta di farmaci ottimamente tollerati che hanno una percentuale di guarigione che va oltre il 95 per cento dei casi. Attualmente, per problemi connessi al costo, l’indicazione di utilizzo è limitata esclusivamente ai soggetti che presentano malattie di fegato in stadi avanzati. Tale valutazione può essere eseguita – non più con la biopsia epatica – ma con metodiche non invasive come la lastrografia epatica e fibroscan», conclude il dottor Rosina.