14 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Super frutta

Università italiana dà vita alla «super frutta» grazie ai raggi ultravioletti

L’università di Pisa ha dato vita a una super frutta ricca di antiossidanti. Ecco come ha fatto

Arriva la Super Frutta dall'Università di Pisa
Arriva la Super Frutta dall'Università di Pisa Shutterstock

PISA - Non semplice frutta ma «super» frutta. Un vegetale in grado di migliorare notevolmente il nostro benessere grazie ai micro-nutrienti in esso contenuto. Stiamo parlando di un alimento ricchissimo di virtù salutari che apporta -con poco – il massimo del beneficio. L’idea è dell’università di Pisa che sembra essere riuscita a dar vita a questo importante alimento grazie alle radiazioni ultraviolette. Ecco di cosa si tratta.

Valore nutraceutico
Gli scienziati hanno messo a frutto un alimento salutare dall’incredibile valore nutraceutico. Ciò che contraddistingue i nuovi cibi è che possiedono molti antiossidanti e composti benefici per la nostra salute. Da anni, il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali guidato dalla professoressa Annamaria Ranieri, sta indagando sulle proprietà benefiche dei raggi ultravioletti.

Pesce super
L’ultimo progetto messo a punto dagli scienziati riguarda delle super pesche e si è avvalso della collaborazione di università italiane ed estere: l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, l’University of Natural Resources and Life Sciences di Vienna e il Leibniz Institute of Vegetable and Ornamental Crops.

Come fa un frutto a diventare super?
«È noto da tempo come nella frutta il contenuto di composti benefici quali fibre, sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti dipenda da diversi fattori, tra cui la qualità e la quantità di luce che ricevono. In particolare, la componente B della radiazione ultravioletta (UV-B) riveste un ruolo fondamentale, dunque la nostra idea è stata quella di impiegarla sui frutti già raccolti riprogrammando così la loro capacità di produrre molecole nutraceutiche», spiega Ranieri.

Celle con raggi UV-B
Per capire meglio di cosa si tratta, possiamo dire che la frutta viene posizionata in celle a clima controllato ed esposta a raggi UV-B. Dopodiché, allo scopo di verificare se il processo stava funzionando correttamente, i ricercatori hanno verificato eventuali modifiche dei livelli dei nutrienti nel periodo in cui venivano posti in tali celle. «Si tratta di un approccio eco-compatibile e la possibilità di ottenere i «superfrutti» è possibile non solo in laboratorio, ma anche in serra a livello di produzione su larga scala», spiega la professoressa Castagna.

I risultati
Dai risultati è emerso che grazie all’azione dei raggi ultravioletti di tipo B vengono innescati dei complessi meccanismi intercellulari. E sono proprio questi ultimi che attivano geni specifici che hanno il compito di rilasciare diverse classi di composti fenolici. «Nel caso delle pesche, ad esempio, il trattamento UV-B sui frutti post-raccolta ha influito sull’intero profilo fenolico e dopo 36 ore dall’esposizione abbiamo notato un notevole accumulo di antocianine, idroflavonoli e flavoni, che tra tutti i polifenoli sono quelli che manifestano le maggiori capacità antiossidanti», conclude il dottor Marco Santin dell’Università di Pisa.

Fonte scientifica
[1] La superfrutta nasce nei laboratori dell’Università di Pisa grazie ai raggi UV-B - Al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali si studiano gli effetti benefici delle radiazioni ultraviolette sulla frutta per creare alimenti salutari e dall’elevato valore nutraceutico