6 ottobre 2022
Aggiornato 23:00
Cervello e memoria

Memoria, per mantenerla attiva è meglio disegnare che scrivere

Secondo un nuovo studio, per ricordare meglio è più efficace disegnare che non scrivere

Memoria, meglio disegnare che scrivere
Memoria, meglio disegnare che scrivere Foto: pathdoc | shutterstock.com Shutterstock

Non importa se non si è capaci a disegnare o non si è degli artisti. Questa pratica è risultata più efficace nello stimolare e mantenere la memoria che non lo scrivere degli appunti o delle note. La scoperta fatta dai ricercatori dell’Università di Waterloo in Canada sfata il mito che per ricordare meglio o evocare memorie perdute è bene scriversi le cose. Un aiuto dunque per tutti coloro che fanno fatica a ricordare e nel contrasto dei deficit di memoria nelle persone con problemi di demenza o anche Alzheimer.

Memoria potenziata - Anche se può sembrare strano che il disegnare abbia un impatto sulla memoria, questo è proprio quanto scoperto dalla dott.ssa Melissa Meade, neuroscienziata, e i colleghi dell’UW Myra Fernandes e Jeffrey Wammes. «Abbiamo scoperto che il disegno potenzia la memoria negli adulti (specie quelli anziani) più di altre tecniche di studio conosciute – spiega Melissa Meade – Siamo davvero incoraggiati da questi risultati e stiamo esaminando i modi in cui [il disegno] può essere utilizzato per aiutare le persone affette da demenza, che subiscono una rapida diminuzione della memoria e delle funzioni linguistiche».

Lo studio - Come parte di una serie di studi, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di giovani e adulti più anziani di eseguire una varietà di tecniche di codifica della memoria, per poi testare gli effetti sul richiamare alla memoria fatti e ricordi. Meade e colleghi, analizzati i risultati, ritengono che il disegno abbia portato a una memoria migliore rispetto ad altre tecniche di studio, perché ha incorporato molteplici modi di rappresentare l’informazione: visiva, spaziale, verbale, semantica e motoria. «Il disegno – sottolinea Myra Fernandes – migliora la memoria attraverso una varietà di attività e popolazioni, e la semplicità della strategia significa che può essere utilizzato in molte pianificazioni».

I diversi test - Durante i vari test, gli autori hanno confrontato diversi tipi di tecniche di memoria per aiutare la conservazione di un insieme di parole, in un gruppo di studenti universitari e in un gruppo di anziani. I partecipanti dovevano codificare ciascuna parola scrivendola, disegnandola o elencando gli attributi fisici relativi a ciascun elemento. In seguito, dopo aver eseguito ciascuna attività, è stata valutata la memoria. Entrambi i gruppi hanno mostrato una migliore conservazione della memoria quando hanno usato il disegno piuttosto che la scrittura per codificare le nuove informazioni, e questo effetto era particolarmente ampio negli anziani.

Come cala la memoria - La conservazione di nuove informazioni – scrivono gli autori – in genere diminuisce con l’età delle persone. Questo avviene di solito a causa del deterioramento delle strutture cerebrali critiche coinvolte nella memoria, come l’ippocampo e i lobi frontali. Al contrario, sappiamo che le regioni di elaborazione visuospaziale del cervello, coinvolte nella rappresentazione di immagini e immagini, sono per lo più intatte nel normale invecchiamento e nella demenza. «Pensiamo che il disegno sia particolarmente rilevante per le persone affette da demenza perché fa un uso migliore delle regioni del cervello che sono ancora preservate e potrebbe aiutare le persone con problemi cognitivi con la funzione di memoria - conclude Meade - I nostri risultati hanno implicazioni interessanti per gli interventi terapeutici per aiutare i pazienti affetti da demenza a conservare preziosi ricordi episodici durante la progressione della loro malattia».

Riferimento: Melissa E. Meade, Jeffrey D. Wammes, Myra A. Fernandes – ‘Drawing as an Encoding Tool: Memorial Benefits in Younger and Older Adults’ - Experimental Aging and Research - https://doi.org/10.1080/0361073X.2018.1521432.