18 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Cibo contaminato da plastica: l’esperimento delle capesante che mostra in quante ore invade gli organi

Un esperimento condotto dagli scienziati dell'Università di Plymouth mostra in quanto tempo le micro-plastiche invadono gli organi. I potenziali rischi per la salute umana

Micro-plastiche nel cibo. L'esperimento delle capesante
Micro-plastiche nel cibo. L'esperimento delle capesante (Gianni Caito | Shutterstock)

Ormai non c’è più alcuna certezza per quanto riguarda il cibo che mangiano. Quello tradizionale contiene un’elevata quantità di pesticidi – pericolosi per la salute e il sistema linfatico, tanto da predisporre al cancro. Quello bio spesso non è controllato o presenta livelli alti di mico-tossine. E che dire di una buona parte degli alimenti che sono contaminati da plastiche di ogni genere? Un recente studio dell’Università di Vienna ha mostrato come il nostro intestino sia altamente inquinato da tali materiali. E ora un altro lancia l’allarme: le capesente (& co.) possono essere «intossicate» da micro-plastiche. Ecco quanto tempo impiegano per arrivare agli organi.

Le capesante assorbono la plastica
Quando parliamo di inquinamento pensiamo subito alle auto, alle fabbriche e allo smog della città. Poco, però, pensiamo ai livelli di inquinamento che si trovano nei nostri mari e, di conseguenza, di quello che portiamo nelle nostre tavole. Per approfondire l’argomento, alcuni ricercatori dell'Università di Plymouth, hanno preso in esame il tasso di assorbimento di nanoparticelle da parte di un mollusco commercialmente importante, la grande capesante o Pecten maximus.

Sapevi che…?
Nell’oceano pacifico esiste una zona denominata l'Isola di Plastica. Si tratta di un enorme accumulo di rifiuti galleggianti trasportati a causa di correnti oceaniche. Un recente studio, pubblicato su Nature mostra il grave problema dell’inquinamento marino. I rifiuti galleggianti sono rappresentati per il 99,9% da plastica. Stiamo parlando di ben 79.000 tonnellate distribuite in 1,6 milioni di chilometri quadrati. Se i nostri mari sono così inquinati significa che ogni volta che mangiamo pesce o molluschi, introduciamo pericolosi livelli di micro-plastiche.

Dopo sei ore erano «intossicante»
Dopo solo sei ore di esposizione – durante un test in laboratorio – miliardi di particelle di plastica di 250 nanometri – corrispondenti a 0.00025 mm, avevano già invaso l’intestino. Ma quelle di dimensioni ancor più piccole (20 nm) si erano disperse in tutto il corpo compresi reni, branchie, muscoli e altri organi.

Un nuovo approccio scientifico
«Per questo esperimento, abbiamo dovuto sviluppare un approccio scientifico completamente nuovo: abbiamo fabbricato nanoparticelle di plastica nei nostri laboratori e abbiamo incorporato un'etichetta in modo da poter tracciare le particelle nel corpo della capesante a concentrazioni ambientali rilevanti. I risultati dello studio mostrano per la prima volta che le nanoparticelle possono essere rapidamente assorbite da un organismo marino e che in poche ore vengono distribuite attraverso la maggior parte degli organi principali»
, spiega Maya Al Sid Cheikh, ricercatrice post-dottorato dell'Università di Plymouth.

Sapevi che…?
Secondo i dati ottenuto da uno studio di Science Advances la produzione mondiale di resine e fibre plastiche è cresciuta dai 2 milioni di tonnellate del 1950 ai 380 milioni del 2015.

L’effetto della plastica sugli organismi
«Questo è uno studio innovativo, sia in termini di approccio scientifico che di scoperte, abbiamo esposto le capesante alle nanoparticelle solo per alcune ore e, nonostante siano state trasferite in condizioni di pulizia, le tracce erano ancora presenti diverse settimane dopo. Capire le dinamiche di captazione e rilascio delle nanoparticelle e la loro distribuzione nei tessuti corporei è essenziale se vogliamo comprendere qualsiasi potenziale effetto sugli organismi. Sarà utilizzare questo approccio per guidare la ricerca indagando su eventuali effetti potenziali delle nanoparticelle e in particolare per considerare le conseguenze delle esposizioni a lungo termine», aggiunge Richard Thompson, capo dell'unità internazionale di ricerca sui rifiuti marini dell'università.

Lo studio
Durante lo studio, tutte le capesante sono state esposte a una determinata quantità nanopolystyrene marcato con il carbonio. Dopo circa sei ore è stata utilizzata un’auto-radiografia allo scopo di evidenziare il numero di particelle presenti negli organi e nei tessuti. Dai risultati è anche emerso che a seconda della grandezza delle particelle di plastica, possono variare i tempi di smaltimento. Le particelle da 20 nm non erano più rilevabili dopo soli 14 giorni, mentre quelle da 250 nm impiegavano più di un mese (48 giorni) per potere essere eliminate. Chiaramente questo accade solo nel caso in cui non vi sia più contaminazioni esterne.

Salute umana
«Comprendere se le particelle di plastica vengono assorbite attraverso le membrane biologiche e si accumulano all'interno degli organi interni è fondamentale per valutare il rischio che tali particelle rappresentano per l'organismo e la salute umana. Le particelle di plastica radiomarcate introdotte a Plymouth forniscono le prove più convincenti fino a oggi sul livello di assorbimento delle particelle di plastica in un organismo marino», conclude Ted Henry, professore di tossicologia ambientale presso la Heriot-Watt University. I risultati dello studio verranno pubblicati su Environmental Science and Technology. Hanno collaborato alla ricerca- finanziata con 1,1 miliardi di sterline dal Natural Environment Research Council (NERC) – anche gli scienziati del Charles River Laboratories di Elphinstone, l'Istituto Maurice la Montagne in Canada e l’Heriot-Watt University.

Fonti scientifiche
[1] Billions of nanoparticles accumulate in marine organisms within six hours - Study is the first to quantify the uptake of nanoparticles at predicted environmentally relevant conditions - Università di Plymouth