25 settembre 2018
Aggiornato 18:30

Scoperta casuale ma sensazionale: alcuni enzimi possono mangiare la plastica

Un team di ricerca internazionale ha scoperto che ci sono alcuni enzimi in grado di mangiare la plastica. La nuova soluzione contro l'inquinamento?
Gli enzimi mangia plastica potrebbero risolvere il problema dell'inquinamento
Gli enzimi mangia plastica potrebbero risolvere il problema dell'inquinamento (Gianni Caito | Shutterstock)

Non è solo colpa delle auto o delle fabbriche: l’inquinamento coinvolge l’intero pianeta anche a causa dei prodotti di bellezza, detersivi e materiali che non riescono a essere smaltiti facilmente. Uno di questi è la plastica, materiale che può intasare l’ambiente in cui viviamo per centinaia e centinaia di anni. Ma una scoperta avvenuta per caso potrebbe per sempre risolvere il problema: si tratta di enzimi che si mangiano letteralmente la plastica. Ecco come fanno.

Da dove viene tutta questa plastica?
A un’analisi attenta si può evidenziare come gli oceani siano ricchi di plastica e anche se il problema non si vede a occhio nudo, presto potremmo pagarne tutti le conseguenze. Tutto questo è il frutto della mancanza di rispetto che abbiamo avuto per anni verso il nostro pianeta. Tuttavia, una possibilità di salvezza – forse – potremmo ancora averla e, come sempre, proviene dal mondo della natura. Si tratta di particolari enzimi che fungono come veri e propri spazzini della plastica.

La scoperta
La scoperta degli enzimi della plastica la si deve a un team di ricerca formato dagli scienziati dell’Università di Portsmouth, del Biotechnology and Biological Sciences Research Council e del National Renewable Energy Laboratory (Usa). Pare che gli enzimi della plastica - trovati quasi per caso durante studi di altro genere – possano essere in grado di far scomparire le classiche bottiglie di plastica (o oggetti simili) realizzate in polietilene tereftalato (PET).

Un enzima nato dal nulla?
L’enzima non è nato dal nulla ma è frutto di una mutazione avvenuta durante uno studio scientifico che ha coinvolto John McGeehan, professore presso l'Università di Portsmouth e Gregg Beckham del National Renewable Energy Laboratory. La ricerca era volta a identificare la struttura del PETase, un enzima in grado di mangiare il PET, ma durante il lavoro scientifico l’enzima è accidentalmente mutato e si è trasformato in quello che, al momento, potrebbe essere uno dei metodi migliori per combattere l’inquinamento.

Un colpo di fortuna?
«I colpi di fortuna giocano spesso un ruolo significativo nella ricerca scientifica di base e la nostra ricerca non fa eccezione. Sebbene il miglioramento sia modesto, questa scoperta inaspettata suggerisce che c'è spazio per migliorare ulteriormente questi enzimi, avvicinandoci a una soluzione di riciclo per la montagna di plastica in continua crescita», racconta McGeehan.

Enzimi simili ai detergenti
«Il processo di ingegneria è molto simile a quello degli enzimi attualmente utilizzati nei detergenti per il lavaggio biologico e nella produzione di biocarburanti. La tecnologia esiste e ci sono ottime possibilità che nei prossimi anni si ottenga un processo industriale che trasformi il PET e potenzialmente altri materiali come PEF, PLA e PBS nei loro mattoni originali, in modo che possano essere riciclati in modo sostenibile», conclude McGeehan.