16 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Ogni giorno ingeriamo minuscole particelle di plastica con il cibo. A rischio intestino, fegato e sangue

Scienziati dell’Università di Vienna hanno scoperto che ogni giorno ingeriamo micro-particelle di plastica che finiscono nel nostro intestino

Le microparticelle di plastica si trovano nel nostro intestino
Le microparticelle di plastica si trovano nel nostro intestino (Yellow Cat | Shutterstock)

La plastica ha senz’altro abbattuto molti costi di produzione e offerto la possibilità a molte aziende di produrre contenitori particolarmente versatili che sarebbe stato impossibile progettare con altri tipi di materiale. Tuttavia, quando viene utilizzata per confezionare gli alimenti le cose cambiano: oltre a essere particolarmente utile – e per certi versi indistruttibile – potrebbe causare problemi di salute. Si pensi, per esempio, ai gravi effetti derivanti dall’uso di BPA che per anni abbiamo usato. Ma il problema, ancor più serio, è quello che emerso da un recente studio: ogni giorno ingeriamo particelle di plastica.

Sette paesi coinvolti
Lo studio, condotto dagli scienziati dell’Università di Vienna, ha coinvolto otto paesi in tutto il mondo. Durante i test sono state trovate minuscole particelle appartenenti a nove diversi tipi di plastica. E tutto questo è un fatto alquanto grave se si pensa che, una volta arrivate nell’intestino, tali sostanze possono sopprimere il sistema immunitario e permettere la trasmissione di tossine e pericolosi patogeni.

Quali plastiche?
In seguito ai dati ottenuti dallo studio, si è potuto notare come le particelle di plastica rilevate nei campioni erano larghe da 50 a 500 micrometri, si tratta quindi di un prodotto finissimo che può causare danni rilevanti all’organismo. Il tipo di plastica più comune era il PET (polietilentereftalato) e PP (polipropilene). La media era 200 particelle ogni 100 grammi di feci.

Pericolo malattie gastrointestinali
«È particolarmente preoccupante ciò che questo significa per noi, e in particolare per i pazienti con malattie gastrointestinali. Mentre le più alte concentrazioni di plastica negli studi sugli animali sono state trovate nell'intestino, le più piccole particelle microplastiche sono in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e possono persino raggiungere il fegato. Ora che abbiamo le prime prove per le microplastiche all'interno degli esseri umani, abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per capire cosa questo significhi per la salute umana», commenta il dottor Philipp Schwabi, dell'Università medica di Vienna (Austria).

Da dove proviene la plastica?
Lo studio non è riuscito a determinare, con la massima certezza, la provenienza della plastica. Tuttavia, i partecipanti allo studio dovevano tenere un diario alimentare in cui veniva specificato i cibi che consumavano durante la sperimentazione. Tutti acquistavano alimenti o bevande avvolte nella plastica. Ma solo sei di loro avevano mangiato pesce di mare il quale, si sa, è maggiormente soggetto all’inquinamento ambientale. Non a caso studi precedenti avevano rilevato quantità significative di plastica nel tonno, nell’aragosta e nei gamberetti. C’è però anche il dubbio che la plastica non provenga solo dai contenitori ma che i cibi possano essere contaminati in fase di produzione.

Nessuna novità
Gli esperti, che da anni si occupano di ricerche di questo tipo, non sono per niente sorpresi dei dati ottenuti. «Le microplastiche sono state trovate anche nell'acqua di rubinetto, acqua in bottiglia, pesce e cozze e anche nella birra. Siamo anche esposti a particelle di polvere domestica, materiali di imballaggio alimentare per l'uso di bottiglie di plastica, quindi è inevitabile che almeno alcune di queste cose entrino nei nostri polmoni e nei nostri sistemi digestivi», conclude Alistair Boxall dell'Università di York.