22 ottobre 2018
Aggiornato 08:30

Salute mentale, il suicidio come seconda causa di morte negli under 25

Per un bambino su due i problemi iniziano a 14 anni. L'esperto spiega perché i giovani soffrono sempre più di problemi mentali
Bambino depresso
Bambino depresso (Africa Studio | shutterstock.com)

Malati di mente fin dalla tenera età. Secondo le stime, infatti, la metà di tutte le malattie mentali inizia all’età di 14 anni, ma nella maggior parte dei casi non viene rilevata, o viene sottovalutata, e pertanto non viene trattata. In termini di importanza, la malattia mentale più diffusa tra gli adolescenti è la depressione. E il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di 15-29 anni. Senza considerare l’uso di alcool e droghe illecite tra gli adolescenti, un problema così importante in molti Paesi del mondo è considerato una emergenza nazionale.

L’Italia e malattie mentali
In Italia oggi vivono circa 8 milioni e 200 mila giovani tra i 12 e i 25 anni. Di questi circa il 10% (dati ISTAT) si dichiara globalmente insoddisfatto della propria vita, delle relazioni amicali, familiari e della salute. Questo dato segnala che un numero estremamente significativo di giovani è in una situazione di difficoltà emotiva, confermata dalla prevalenza, sempre attorno al 10%, di forme depressive o ansiose in questa fascia d’età. È a questi 800 mila giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori ‘tossici’ che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche. Ed è per questo che l’OMS ha dedicato agli adolescenti la Giornata Mondiale della Salute Mentale che si svolge ogni anno il 10 ottobre. Ma per lo stesso motivo gli psichiatri italiani della SIP hanno intitolato il loro prossimo congresso (Torino 13-17 ottobre: ‘La salute mentale del terzo millennio’. «Stiamo parlando di una platea ampia di ragazzi su cui sarà costruito il nostro futuro – spiega in una nota Claudio Mencacci, past president SIP, direttore del Dipartimento di Neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano – e non possiamo dimenticarcelo quando affrontiamo certi argomenti. Non possiamo non chiederci quindi come incidono le trasformazioni sociali e tecnologiche sulla salute psichica dei giovani. È evidente che vi sono delle specificità che possono essere evidenziate nel funzionamento psichico e cognitivo dei cosiddetti ‘nativi digitali’, iperconnessi, ipertecnologici. Cosi come è evidente che vi sono dei rischi specifici a cui i ragazzi di oggi sono particolarmente esposti e che potranno portare a conseguenze sul loro benessere psichico futuro».

Uno spazio ad alta sensibilità
«L’adolescenza – prosegue il dott. Mencacci – che biologicamente possiamo definire come un periodo di riorganizzazione cerebrale che occupa un lungo periodo compreso all’incirca tra i 13 e i 24 anni, appare uno spazio ad alta sensibilità nei confronti degli stimoli esterni, e possiede dunque un ruolo centrale per determinare il benessere psichico dell’individuo». Lo sviluppo di Internet, già rivoluzionario all’inizio, oggi ha acquisito una velocità tale da stravolgere i concetti di spazio e di tempo. «I nativi digitali sono quindi esposti, rispetto ai ragazzi di qualche decennio fa, a un numero sicuramente maggiore di stimoli, a un diminuito numero degli spazi di vuoto e di noia – sottolinea Mencacci – È come se il cervello fosse perennemente stimolato, da immagini e informazioni, da opportunità e richieste. Questo sicuramente comporta molti vantaggi dato che tutti questi stimoli possono implementare la curva degli apprendimenti, ma vi è un costo. È come se avessimo un cervello perennemente sotto attacco, raramente in condizione di quiete, in quello che viene chiamato ‘resting-state’. Bisogna proteggere gli spazi di quiete e non sforzarsi di essere stimolati – conclude l’esperto – È come se la strutturazione sociale si fosse ribaltata. I nativi digitali si ritrovano quindi iperstimolati, e il loro sviluppo cognitivo e cerebrale sembra esserne influenzato dalle trasformazioni socio-ambientali come nel ritmo sonno-veglia. Questa maggiore presenza di tecnologia ha dei risvolti anche nell’esposizione agli stress emotivi e affettivi. Il fenomeno del cyber-bullismo in questo appare paradigmatico, ampliando a dismisura l’impatto di fenomeni che non sono più confinati nello spazio reale della scuola o del cortile, esponendo quindi a stress emotivi estremamente più intensi di quelli a cui i ragazzi erano esposti in passato, con conseguenze sulla emersione di disturbi depressivi e ansiosi che possono portare a conseguenze anche molto gravi».