15 novembre 2018
Aggiornato 09:00

Scienziati riescono a ringiovanire le cellule umane. Potremo dire addio all’invecchiamento?

Un gruppo di scienziati britannici è riuscito a trovare un composto che riduce l’invecchiamento del 50%. I risultati permetteranno di realizzare nuovi farmaci antiaging
Scienziati riescono a rallentare l'invecchiamento cellulare
Scienziati riescono a rallentare l'invecchiamento cellulare (transurfer | Shutetrstock)

È il sogno del genere umano: non solo vivere a lungo, ma passare il resto dei propri giorni sempre giovani. Se poi questo può anche diventare un’arma per combattere le più temibili malattie, meglio ancora. Purtroppo per noi, al momento, tutto questo è ancora una chimera irraggiungibile. Tuttavia, alcuni scienziati dell’Università di Exeter sembrano aver incappato la strada giusta, quella della longevità. Ecco come sono riusciti a riportare delle cellule invecchiate a nuova vita.

Invertire l’invecchiamento
Alcuni ricercatori dell’Università britannica di Exeter sono riusciti a fare qualcosa che mai nessuno era riuscito a fare prima d’ora: invertire l’invecchiamento. O, per essere più precisi, alcuni aspetti chiave che ne rallentano il processo. Lo studio è stato effettuato su cellule endoteliali, ovvero quelle che rivestono l’interno dei vasi sanguigni. E in queste hanno testato un composto in grado di colpire direttamente i mitocondri. Questi ultimi sono considerate le centrali elettriche delle cellule umane.

Perché invecchiamo?
«Man mano che i corpi umani invecchiano, accumulano vecchie cellule (senescenti) che non funzionano altrettanto bene quanto le cellule più giovani. Questo non è solo un effetto dell'invecchiamento, è una ragione per cui invecchiamo», spiega la professoressa Lorna Harries dell'Università di Exeter Medical School. «I composti sviluppati a Exeter hanno il potenziale per modificare i meccanismi con cui avviene questo invecchiamento delle cellule».

Cosa è successo?
Applicando il composto alle cellule deteriorate che non sono più in grado di replicarsi, l’invecchiamento è stato ridotto del 50%. Questo ha anche permesso ai ricercatori di identificare quello che viene chiamato fattore di splicing, ovvero quel fattore che determina la senescenza cellulare. «Pensavamo che le malattie legate all'età come il cancro, la demenza e il diabete avessero ciascuna una causa unica, ma in realtà riconducevano a uno o due meccanismi comuni. Questa ricerca si concentra su uno di questi meccanismi e le scoperte con i nostri composti hanno potenzialmente aperto la strada a nuovi approcci terapeutici in futuro. Questa potrebbe essere la base per una nuova generazione di farmaci anti-degenerativi», continua Harries.

I fattori di splicing
I nostri geni sono in grado di produrre più di un prodotto e i fattori di splicing sono quelli che prendono la decisione sulla scelta di tali prodotti. In questo studio, utilizzando nuovi prodotti chimici, i ricercatori hanno individuato due fattori di splicing (SRSF2 o HNRNPD) che svolgono un ruolo chiave nel determinare come e perché le nostre cellule cambiano con l'avanzare dell'età. «Quasi la metà delle cellule invecchiate che abbiamo testato ha mostrato segni di ringiovanimento nei modelli di cellule giovani», spiega Harries.

Una nuova arma anti-invecchiamento?
Ancora non abbiamo a disposizione nessuna arma anti-invecchiamento ma siamo sulla buona strada per creare farmaci che siano in grado di rallentare il tempo. I primi, potenziali, medicinali saranno quelli destinati alla realizzazione di trattamenti ringiovanenti per i vasi sanguigni. Questi potrebbero ridurre vistosamente il rischio di incappare in un infarto o in un ictus. Ma non è escluso che i composti siano facilmente utilizzabili anche per altri apparati umani.

Persone più sane
L’intento dei ricercatori non è, perciò, solo aumentare la durata della vita ma anche vivere una qualità della vita nettamente migliore. «Si tratta di salute e qualità della vita, piuttosto che semplicemente prolungare la durata della vita», spiega Harries.

I composti testati
Gli scienziati hanno testato tre composti differenti da loro ideati. E tutti sono riusciti a ridurre circa il 50% delle cellule senescenti. Tali composti sono stati chiamati AP39, AP123 e RT01 e hanno la peculiarità di rilasciare piccole quantità di idrogeno solforato ai mitocondri. Questa sostanza permette alle cellule invecchiate o danneggiare di generare ulteriore energia necessaria alla sopravvivenza e, di conseguenza, ridurre la senescenza.

Combustibile alternativo
«I nostri composti forniscono ai mitocondri nelle cellule un combustibile alternativo per aiutarli a funzionare correttamente. Molti stati patologici possono essere visti come un invecchiamento accelerato, e mantenere i mitocondri in salute aiuta a prevenirlo o, in molti casi, a invertirlo. Il nostro studio attuale dimostra che i fattori di splicing giocano un ruolo chiave nel determinare come funzionano i nostri composti», conclude Harries. La ricerca, pubblicata su Aging, è stata finanziata da Dunhill Medical Trust e dal Medical Research Council.

Fonti scientifiche

[1] Aging (Albany NY). 2018 Jul 19;10(7):1666-1681. doi: 10.18632/aging.101500. Mitochondria-targeted hydrogen sulfide attenuates endothelial senescence by selective induction of splicing factors HNRNPD and SRSF2. Latorre E1, Torregrossa R1, Wood ME2, Whiteman M1, Harries LW1.